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Leonardo da Vinci Esoterico Occultista Profeta e degno di Grandi opere

Leonardo da Vinci Esoterico Occultista Profeta e degno di Grandi opere - cartomante cartomanzia

Uomo enigmatico di grande sapienza e conoscenza, ma fu anche Esoterico Occultista e Profeta e degno delle più grandi opere - Leonardo da vinci Occulto Prima Parte Biografia in fondo alla pagina in pdf



PAGINE DELLA VITA DI LEONARDO * http://goo.gl/0sEPr *
 
I PRIMI ANNI A FIRENZE
Leonardo da Vinci (1452-1519) è un personaggio troppo noto per la sua universalità e poliedricità. Pretendere di dire qualcosa di nuovo è davvero troppo, ma forse è possibile indagare la parte meno trattata del suo lavoro, quella un poco più specialistica di tecnico, ingegnere e scienziato cercando, dove possibile, le fonti delle sue creazioni. Non mi occuperò di Leonardo pittore, scultore, architetto, anatomista, letterato e musicista perché non ne ho le competenze e perché, credo, è la parte più trattata della sua opera e comunque la più disponibile nelle più diverse pubblicazioni.
 
Leonardo di Ser Piero da Vinci, notaio, nacque illegittimo ad Anchiano frazione di
Vinci, un paese vicino Firenze, nel 1452. Le poche notizie che abbiamo della giovinezza di Leonardo provengono dal catasto di Vinci, da vari documenti dell'epoca, da una biografia, non sempre attendibile, che l'architetto e storico dell'arte toscano Giorgio Vasari (1511- 1574) scrisse nelle sue Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri e da altra biografia, anch'essa senza troppi riscontri, Anonimo Gaddiano (o Magliabechiano) del 1542. Quando Leonardo aveva poco più di 10 anni fu portato dal padre a Firenze al fine di far vedere dei suoi disegni all'amico Andrea del Verrocchio, che aveva una bottega, con enorme prestigio pari solo a quella del Pollaiolo, nella quale erano passati personaggi come Botticelli, Ghirlandaio e Perugino. Nel 1468, quando Leonardo aveva 17 anni ereditò, insieme ad altri familiari, i beni del nonno Antonio, anch'egli notaio. Nel 1469, quando da poco Lorenzo il Magnifico (1449-1492) era diventato Signore di Firenze, il padre di Leonardo, Piero, andò ad esercitare la professione di notaio a Firenze ed a quell'anno risale l'inizio dell'apprendistato di Leonardo presso il Verrocchio nella bottega del quale resterà fino al 1476. Il suo nome compare per la prima volta in un libro dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze in cui si dice che è debitore delle quote da pagare per l'iscrizione alla Compagnia dei pittori di San Luca: Lyonardo di ser Piero da Vinci dipintore de' dare per tutto giugnio 1472 sol. sei per la gratia fatta di ogni suo debito avessi coll'Arte per insino a dì primo di luglio 1472 [...] e de' dare per tutto novembre 1472 sol. 5 per la sua posta fatta a dì 18 octobre 1472.
 
Qualunque altro studio Leonardo possa aver fatto, la formazione nella bottega delle arti meccaniche(1) fu fondamentale. Le botteghe artigiane come quella del Verrocchio ebbero il ruolo di motori razionalizzatori di ogni attività e conoscenza tecnico scientifica che si era accumulata fino al momento. In quell'ambiente non si lavorava solo nelle arti in senso classico come la pittura e la scultura. Si effettuavano lavorazioni di metalli, con ogni pratica connessa come la fusione e la laminatura. Si facevano lavori di oreficeria, di incisione, si lavoravano il cuoio con la sua concia, il legno, le pietre preziose, si preparavano colori e vernici, ... Per entrare in qualunque attività della bottega occorreva avere conoscenze teoriche, anche elementari, di meccanica e di chimica. Da un poco di tempo, con l'introduzione della prospettiva nel disegno, nella pittura e nella progettazione architettonica, era entrata con prepotenza anche la geometria, un elemento scientifico che richiedeva studi teorici più impegnativi e che introduceva nella rappresentazione prospettica dei corpi uno studio approfondito delle proporzioni unito a quello dell'anatomia.
L'ammissione quindi in tali botteghe era il riconoscimento delle capacità necessarie per poter affrontare un complesso di problemi per loro natura completamente interdisciplinari.
La sua prima produzione artistica nota è un disegno del 1473 (una veduta dall'alto
della Valle dell'Arno) ed il suo primo incarico pubblico per dipingere una pala nella cappella di San Bernardo nel Palazzo della Signoria è del 1478, ma tale tipo di produzione fu scarsa (almeno rispetto alla produzione di altri artisti) perché Leonardo era molto più affascinato da attività di tipo tecnico. Le due opere più famose (ed incompiute) di questo periodo fiorentino di Leonardo sono l'Adorazione dei Magi (1480) ed il San Girolamo (1481). Sappiamo di un suo primo lavoro di ingegneria nel 1478: egli si offrì di sollevare, senza che andasse distrutta, la chiesa ottagonale di San Giovanni in Firenze, il battistero, al fine di aggiungersi un basamento a gradini. Sappiamo comunque poco di lui fino al 1482.
Immaginiamo e conosciamo da quanto lasciato scritto da Leonardo e per ciò che sappiamo realizzato da lui in epoca posteriore che deve aver letto e studiato con la massima curiosità ed attenzione molte opere che, in quell'epoca in cui la stampa iniziava a dare i suoi frutti, venivano pubblicate: il De re militari di Roberto Valturio del 1472, la Naturalis historia di Plinio il Vecchio edita a Firenze nel 1476, il De omnibus agriculturae partibus et de plantarum et animalium generibus dell'agronomo Pietro de' Crescenzi pubblicato a Firenze nel 1478, la Sfera di Sacrobosco pubblicata a Ferrara nel 1472, il De aquaeductibus di Frontino stampato a Roma nel 1480.
 
Insieme a queste pubblicazioni vi era una fioritura di altre opere, quelle classiche,
provenienti da Costantinopoli. Oltre quelle che erano arrivate a partire dalla metà del Trecento, ne arrivarono in numero maggiore nel Quattrocento. Racconta Lucio Russo che solo il mercante Giovanni Aurispa portò 238 manoscritti nel 1423. Il mercato era sempre più lucroso e si realizzarono appositi viaggi per trafficare in manoscritti dell'età classica.
Russo aggiunge poi:
 
Gli intellettuali rinascimentali non erano in grado di capire le teorie scientifiche ellenistiche, ma, come bambini intelligenti e curiosi che entrano per la prima volta in una biblioteca, erano attratti da singoli risultati e in particolare da quelli illustrati nei manoscritti con disegni, come le dissezioni anatomiche, la prospettiva, gli ingranaggi, le macchine pneumatiche, la fusione di grosse opere in bronzo, le macchine belliche, l'idraulica, gli automi, la ritrattistica "psicologica", la costruzione di strumenti musicali. Il più famoso tra gli intellettuali attratti da tutte queste "novità" è Leonardo da Vinci, che non solo si interessò a tutti gli argomenti prima elencati, ma ne fu anche indotto a tentare (senza successo, per la verità) lo studio delle opere di Archimede. Risultati molto migliori egli li ebbe mettendo in pratica alcune delle idee contenute nelle antiche opere, soprattutto quando poteva usare le sue straordinarie doti di osservatore e pittore: ad esempio tentando di recuperare l'anatomia con la dissezione di cadaveri e compiendo osservazioni nel campo dell'idraulica.
Da tempo Leonardo non ci appare più isolato, ma si è riusciti a inquadrarlo come il più rilevante esponente di un ambiente in cui da tempo si condividevano gli stessi interessi, si guardavano gli stessi libri e si realizzavano disegni analoghi. Molti degli interessi tecnologici di Leonardo erano stati condivisi, nella prima metà del secolo XV, da Mariano Taccola, molto interessato, in particolare, alle opere di pneumatica e tecnologia militare di Filone di Bisanzio. Alla stessa epoca risale quella che probabilmente è la prima traduzione di un'opera scientifica in una lingua europea moderna: la traduzione italiana della Pneumatica di Filone di Bisanzio contenuta nella prima parte del manoscritto anonimo Macchine idrauliche, di guerra, etc. Alla seconda metà del secolo risale il Trattato di architettura, ingegneria e arte militare di Francesco di Giorgio Martini, nel quale si possono vedere disegni di ruote idrauliche alimentate da condotte forzate, pompe aspiranti e prementi, viti senza fine, meccanismi a cremagliera, molti altri elementi della tecnologia ellenistica e anche un carro dotato di sterzo.
 
Su questi argomenti tornerò più oltre, quando andremo a vedere l'ambiente culturale della fine del Quattrocento e degli inizi del Cinquecento, proseguiamo ora a delineare gli episodi salienti della vita di Leonardo che, nel 1482, troviamo a Milano. Sul finire del 1481, infatti, il Verrocchio aveva chiuso la sua bottega in Firenze per aver avuto già dal 1479, una grande commessa dal Senato della Repubblica di Venezia, la statua equestre di Bartolomeo Colleoni. Anche gli altri due discepoli di gran riguardo, Botticelli e Perugino, se ne erano andati da Firenze perché assunti a Roma da Papa Sisto IV per decorare la Cappella Sistina.
 
GLI ANNI MILANESI
 
Secondo Anonimo Gaddiano, Leonardo si era recato in quella città su mandato
dell'alleato Lorenzo il Magnifico per donare al Duca di Milano, il tredicenne Gian Galeazzo Maria Sforza (con Ludovico Sforza, detto il Moro per l'albero di gelsi che aveva nello stemma, come reggente), uno strumento musicale particolare, una lira a 24 corde in argento ed a forma di teschio di cavallo, da lui stesso disegnata e realizzata e che solo lui sapeva suonare. L'andar via da Firenze gli pesò molto anche se non si sa bene perché lo fece, probabilmente perché, dal 1480 non conviveva più con il padre che lo manteneva, perché era sorto qualche problema con le opere pittoriche che gli commissionavano e che non portava a termine, per non essere troppo ben visto dal Magnifico per il suo non apprezzare troppo le arti pittoriche. In seguito ebbe modo di dire che li Medici mi creorono e mi destrussero. Ma sulla sua avversione per le lettere e le vacue arti ci sono cose importanti da dire seguendo un'indagine molto accurata di Eugenio Garin.
 
Firenze era una città dove la cultura era molto diffusa. La città era piena di dotti e di sapienti, saturi di una cultura raffinatissima (parlerò oltre dei Ficino dei Poliziano ed altri) esibita dovunque. Leonardo, che amava mettere le mani, sporcarsele, interveniva con disdegno ed umiltà porgendo una cultura differente, l'inizio del superamento dell'Umanesimo. L'uomo di Leonardo è l'artista che è innanzitutto artigiano. E' meccanico prima che uomo di cultura. Eppure questo artista ha di fronte dotti di scuole di pensiero e raffinati dicitori di corte. L'arte avanza nella società come sviluppo di tecniche e questa parte fatica a trovare spazi colti, ad affermarsi con la sua pari dignità. Leonardo è uno di coloro che tentano di divincolarsi da questa stretta parteggiando, lui che poteva egregiamente, verso la parte più sacrificata tentando di mostrarne tutte le potenzialità. E' una sorta di protesta pratica contro le disquisizioni scolastiche che l'Umanesimo aveva inserito nei suoi dibattiti colti, ancorché laici. Garin scrive in proposito:
 
Di continuo Leonardo batte sul senso, sull'esperienza, sulla .mano, sull'opera, sulla macchina, sull'artifizio, contro le parole vane, i discorsi vuoti, i ragionamenti astratti, i libri pieni di vento, le pseudoscienze, le pseudofilosofie, e il gridare, quel clamore delle dispute senza fine che non raggiungono mai la pace silenziosa delle conclusioni vere. «E veramente accade che sempre dove manca la ragione suppliscono le grida, la qual cosa non accade nelle cose certe. Per questo diremo che dove si grida non è vera scienza, perché la verità ha un sol termine, il quale essendo pubblicato, il litigio resta in eterno distrutto, e s'esso litigio resurge, ella è bugiarda e confusa scienza, e non certezza rinata». C'è qui in Leonardo una sfida aperta e dura a tutto un mondo, che aveva in qualche modo fatto centro nella disputa, nelle questioni, nei dibattiti di parole; dove la vittoria era, non nella prova sperimentale e matematica, ma nella maestria dialettica. «Le vere scienze son quelle che la sperienza ha fatto penetrare fra i sensi, e posto silenzio alla lingua de litiganti, e che non pasce di sogni i suoi investigatori, ma sempre sopra i primi veri e noti principi procede successivamente e con vere seguenze insino al fine, come si dimostra nelle prime matematiche cioè numero e misura, dette aritmetica e geometria, che trattano con somma verità della quantità discontinua e continua. Qui non si arguirà che due tre facciano più o men che sei né che un triangolo abbia i suoi angoli minori di due angoli retti, ma con eterno silenzio resta distrutta ogni arguizione, e con pace sono finite dal loro devoti, il che far non possono le bugiarde scienze mentali» (Trattata di pittura, 29). Ma alla ribellione contro le scienze mentali contro un filosofare fatto di grandi questioni, «come dell'essenzia di Dio e dell'anima e simili, per le quali sempre si disputa e si contende», fra devoti di opposte parole, Leonardo unisce un'altra protesta: quella contro il sapere contemplante che non si sporca le mani, che non unisce l'opera al pensiero, e non verifica il concetto con la cosa e con il lavoro che muta le cose. «E se tu dirai - grida al suo ideale interlocutore – tali scienze vere e note essere specie di meccaniche perché non si possono finire se non manualmente .... a me pare che quelle scienze sieno vane e piene di errori le quali non sono nate dall'esperienza, madre di ogni certezza, e che non terminano in nota esperienza cioè che la loro origine, o mezzo, o fine, non passa per ciascuno del cinque sensi». La mente è mediatrice strumento mirabile, se s'accompagna all'occhio e alle mani; se dalla corposa realtà, con strumenti matematici, riporta a nuova realtà che le mani dell'uomo hanno riplasmato. Ma se si isola, se si stacca, se pretende di gareggiare con Dio in solitaria contemplazione, resta sterile ed alimenta solo vuote discussioni verbali: eterno gridore.
 
Pare molto chiaro ciò che Leonardo sostiene, quella dialettica mani cervello che il platonismo, ottimo arnese che giustificava e giustifica il vivere ozioso e vociante dei potenti, rifiutava. E' la lotta per l'affermazione dell'uomo nuovo del Rinascimento, l'uomo che fabbrica con le sue mani gli oggetti che ha elaborato con la sua mente. E' il rifiuto dei chiacchieroni che da secoli hanno riempito corti e sagrestie preoccupandosi solo del loro benessere. La richiesta di molto maggiori prodotti artigiani, in conseguenza delle mutate condizioni economiche a seguito della maggiore produzione agricola, l'estendersi degli scambi e dei commerci faceva emergere questo nuovo uomo che era artista-scienziato. Non sarà facile per questi personaggi acquistare posti importanti nel tessuto sociale se solo si riflette a quante traversie dovranno superare costoro per affermare almeno i loro prodotti al fine del loro semplice mantenimento. Soprattutto in Italia dove il potere ecclesiastico poteva mantenere solo chi lo contornava di lussi e splendori rinunciando a pensare ad alta voce. Prosegue Garin:
 
In quel cadere del secolo XV e in quell'alba del XVI, era una specie di luogo comune la celebrazione dell'uomo e della sua dignità. L'universo si raccoglie nella mente centro ideale dell'essere. C'era chi era andato più in là, e in pagine di eloquenza smagliante aveva detto che l'uomo è divino perché è libero artefice di sé, perché non è condizionato da una necessità naturale; perché la sua natura è frutto delle sue azioni. Leonardo va ancora oltre ma non si contenta di una affermazione generale - e in questo non contentarsi definisce finalmente il significato dell'attività umana e il carattere della sua opera. L'uomo insomma non si realizza né si plasma attraverso un'attività spirituale, morale. Da solo l'atto spirituale, mentale, è sterile e vano.
 
A Milano Leonardo si recò accompagnato dal musicista Atalante Migliorotti e da un meccanico, Tommaso Masino di Peretola, che resterà con lui per vari anni per aiutarlo nella costruzione di macchine. Qui fu assunto da Ludovico il Moro come scultore e fonditore.
Esiste in proposito una lettera di Leonardo a Ludovico il Moro sul Codice Atlantico in cui il primo si offriva al servizio del secondo per le sue differenti abilità, in massima parte di ingegnere militare e di ideatore e fabbricante di armi, quindi di ingegnere civile ed infine di scultore e fonditore:
 
Avendo, Signor mio Illustrissimo, visto e considerato oramai ad sufficientia le prove di tutti quelli che si reputano maestri e compositori de instrumenti bellici, et che le inventione e operatione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal commune uso: mi exforzerò, non derogando a nessuno altro, farmi intender da Vostra Excellentia, aprendo a quella li secreti mei, e appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi opportuni operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevità in parte saranno qui di sotto notate.
 
1. Ho modi di ponti leggierissimi e forti, e atti a portare facilissimamente, e con quelli seguire e alcuna volta fuggire li inimici, e altri securi e inoffensibili da foco e battaglia, facili e commodi da levare e ponere; e modi de ardere e disfare quelli del' inimico.
 
2. So in la obsidione [assedio, ndr] di una terra toglier via l'acqua de' fossi, e fare infiniti ponti, gatti e scale, e altri instrumenti pertinenti ad dicta espeditione.
 
3. Item se per altezza de argine o per fortezza di loco e di sito, non si potesse in la obsidione di una terra usare l'officio de le bombarde, ho modi di ruinare omni rocca o altra fortezza, se già non fusse fondata in su el sasso ecc.
 
4. Ho ancora modi de bombarde commodissime e facile a portare, e cum quelle buttare minuti saxi ad similitudine quasi di tempesta, e con il fumo di quella dando grande spavento al'inimico con grave suo danno e confusione ecc.
 
5. E quando accadesse essere in mare, ho modi di molti instrumenti attissimi da offender e defender, e navili che faranno resistentia al trarre de omni grossissima bombarda, e polvere e fiumi.
 
6. Item ho modi per cave e vie segrete e di storte, fatte sanza alcuno strepito, per venire ad uno certo e designato [luogo] ancor che bisogniasse passare sotto fossi o alcuno fiume.
 
7. Item farò carri coperti, securi e inoffensibili, e quali entrando intra li inimici cum sue artiglierie, non è sì grande multitudine di gente d'arme che non rompessino. E dietro a questi poteranno seguire fanterie assai, illesi e senza alcuno impedimento.
 
8. Item, occurrendo di bisogno, farò bombarde, mortari e passavolanti di bellissime e utili forme, fora del comune uso.
 
9. Dove mancassi la operatione delle bombarde, componerò briccole, mangani, trabuchi e altri instrumenti di mirabile efficacia e fora dell'usato, e insomma, secondo la varietà de' casi, componerò varie e infinite cose da offender e di[fendere].
 
10. In tempo di pace credo satisfare benissimo a paragone de omni altro in architettura, in compositione di edifitii e publici e privati, e in conducer acqua da uno loco ad un altro. Item conducerò in scultura di marmore, di bronzo e di terra, similiter in pictura, ciò che si possa fare a paragone de omni altro, e sia chi vole. Ancora si poterà dare opera al cavallo di bronzo, che sarà gloria immortale e eterno onore de la felice memoria del Signor vostro padre e de la inclita Casa Sforzesca. E se alcuna de le sopradicte cose a alcuno paressino impossibili e infactibili, me offero paratissimo a farne experimento in el parco vostro, o in qual loco piacerà a Vostr'Excellentia, a la quale umilmente quanto più posso me recomando ecc.
 
e studi, schizzi, abbozzi delle sue idee di questo periodo sono riportati nei fogli di Leonardo del periodo milanese. E' una varietà molto grande di oggetti e progetti così ricordata da Bulferetti:
 
Accanto a «scorpioni» per lanciar sassi, «murici over triboli» [arnesi metallici a quattro o cinque punte che venivano sparsi al suolo in quantità per evitare l'avanzata dei cavalli, ndr], «cortaldi» o cannoni corti, e «serpentine», bombarde e altre artiglierie (talune anche a vapore) e modi di fonderle e leghe di metalli adatti, «zepate» o zattere per incendiare navi, barche di vimini e pelle con fondo mobile per scaricare rapidamente ghiaia sul fondo del fiume da guadare, pelli da gonfiare a fianco delle cavalcature e altri espedienti per il guado, abiti da salvataggio per tempeste marittime e per naufragio simili a giubbotti pneumatici con respiratori, modi di sentire lontano per terra e per acqua, navigli adatti a sfondare le navi con spuntoni, fuochi greci, rimedi contro il mal di mare, casse o cassoni per vuotare i porti, mezzi per desalinizzare l'acqua marina, sveglie ad acqua, legni incurvabili per umidità (cioè il legno compensato), fortificazioni e altri mezzi di difesa e di offesa «per mantenere il dono principal di natura, cioè libertà»
 
Insomma, la potenza emergente del Ducato di Milano, evidente anche dall'imponente Castello Sforzesco, sembrava richiedesse armi. Le artiglierie erano diventate più potenti e questo richiedeva il cambiamento dei sistemi di difesa delle fortezze. Leonardo quindi, oltre agli strumenti di offesa più diversi (dei quali non resta documentazione scritta, a parte alcuni schizzi e disegni non spiegati, perché Leonardo li riteneva segreti militari), studiò strumenti di difesa molto articolati (camminamenti sotterranei, sistemi di scale dove il comandante potesse muoversi senza essere a tiro nemico, bastioni più resistenti, ...). La maggiore difficoltà delle questioni poste imponeva che si affrontassero problemi teorici nuovi, più astratti e complessi e per ciò stesso con carattere che si distanziava sempre più da manipolazioni empiriche, pur evolute, avvicinandosi sempre più a pratiche di tipo scientifico. Basti pensare alle sollecitazioni che i fattori di scala ponevano alla statica.
Raddoppiare un peso su un sostegno non sempre richiede il raddoppio del sostegno, come studierà Galileo nei Discorsi, se un cavallo raddoppiasse di dimensioni non è pensabile un cavallo che raddoppi semplicemente la ossatura. E la statica era fortemente sollecitata in ogni nuova costruzione progettata, negli archi, nel come e dove scaricano i pesi, nel come muri sostengano la terra con la complicazione della terra che si bagna, del sostegno di travi, del come debbano essere progettati a seconda che debbano lavorare in orizzontale o in verticale. E mentre Leonardo, da tecnico, progettava congegni complessi atti a sollevare pesi con carrucole, argani o gru, realizzava scale meccaniche, studiava macchine che trasportassero e scaricassero automaticamente il materiale, il Leonardo scienziato, con le letture di Aristotele e di Erone, costruiva una statica lavorando in progetti di carrucole mobili, sugli effetti dell'attrito, sulla forma delle travi, sulla loro sezione, altezza, sul materiale con cui erano fatte, dedicandosi a sperimentazioni per capire se esisteva una qualche relazione che legasse la pressione con la resistenza.
 
Queste cose faceva, studiava e pensava Leonardo quando iniziò a lavorare per gli Sforza, lavoro che lo occupò per circa 20 anni, fino al 1499. Ed il primo incarico che ebbe fu una celebre pala che probabilmente, in disegno, doveva essersi portata da Firenze. Nel 1483 realizzò la Vergine delle rocce, parte centrale di un trittico destinato alla chiesa di San Francesco Grande. Il lavoro non fu pagato e dopo complicate vicende fu venduto, in epoca successiva, a Luigi XII, Re di Francia. Per la chiesa Leonardo dipinse una copia che per altre vicende andò a finire a Londra. A lato di questa sua nota attività, Leonardo lavorò facendo praticamente il factotum per Ludovico il Moro. Fu impegnato come pittore, scultore, architetto, inventore di macchine da guerra, ingegnere, idraulico, bonificatore, decoratore, organizzatore di feste e spettacoli, musico, attore, arredatore della camera del lutto per la morte della giovane moglie del Duca, Beatrice d'Este, ...
 
Ludovico fu molto grato a Leonardo per tutto ciò che aveva fatto, a cui si era aggiunto l'affresco del Cenacolo (realizzato tra il 1495 ed il 1498)(2), e nell'aprile 1499 donava «a Leonardo vincio fiorentino pictori celeherrimo» una vigna a Porta Vercellina, vigna della quale Leonardo già godeva da anni, e gli assegnò anche una lauta pensione oltre al titolo di ingegnere camerale. Leonardo non era per nulla contento perché doveva avere molto denaro arretrato dal Duca tanto che ad un certo punto se ne era andato da Milano per un breve ritorno a Firenze. Il Duca lo richiamò perché terminasse vari lavori in sospeso. Leonardo gli scrisse (abbiamo alcune minute nel Codice Atlantico) dicendo: «Assai mi rincresce che l'avere a guadagnare il vitto m'abbi a interrompere il seguitare l'opera che già Vostra Signoria mi commise, ma spero in breve aver guadagnato tanto che potrò sadisfare ad animo riposato a Vostra Eccellenza, alla quale mi raccomando». Ritornò a Milano nel 1498 anche per la paura che altri terminassero i lavori che aveva lasciato in sospeso e rapidamente terminò il Cenacolo che aveva iniziato probabilmente nel 1495. Vi fu un'opera sempre in bilico, spesso iniziata e mai finita con grave cruccio e dispendio di denaro ed energie: il cavallo che doveva essere il basamento della statua equestre a Francesco Sforza. Fu un incarico che Ludovico dette a Leonardo ritenendolo l'unico in grado di portarlo a termine. Allo scopo Ludovico dotò Leonardo di un grande laboratorio nella Corte Vecchia con abitazione annessa. Nella parte bassa del laboratorio si sarebbe preparato il cavallo da fondere mentre in alto avrebbe potuto continuare ciò che all'epoca lo interessava di più, la macchina per volare. Comunque il cavallo era sentito come un'incombenza ineliminabile alla quale dover far fronte. Del cavallo discuteva con Luca Pacioli, il matematico, conosciuto nel 1497, chiamato da Ludovico ad insegnare nello Studio milanese. Luca Pacioli è il matematico per la divina proportione, la sezione aurea, che Leonardo aveva imparato ad apprezzare dal 1494 quando uscì a Venezia il suo libro Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni e Proportionalità che Leonardo aveva comprato subito per 119 soldi e dal quale aveva imparato molta matematica. Leonardo stimava Pacioli e qualche anno dopo, nel 1509, illustrerà con suoi disegni di gran pregio l'altro lavoro di Pacioli, De divina proportione un plagio quasi completo del lavoro di Pierodella Francesca De quinque corporibus regularis...

Claudio
 

Se vuoi conoscere altre informazioni sul personaggio, consulta anche questi siti

Il giardino di leonardo

le macchine di leonardo

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Leonardo da Vinci Occulto prima parte Biografia
27/03/2012 20:06 commenti (0)