Il genio non si esprimeva solo con le opere d' arte e i libri di scienza. Parlava anche per enigmi e inseriva nei suoi dipinti un codice cifrato, per quelli che erano in grado di comprenderlo. Lo sostiene una studiosa italiana, Sabrina Sforza Galitzia, che ha già pubblicato una prima parte del suo lavoro con la Libreria Editrice Vaticana (Il Cenacolo di Leonardo in Vaticano. Storia di un arazzo in seta e oro, Città del Vaticano 2009). La prefazione è firmata dall' archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, cardinale Raffaele Farina,e contiene la trascrizione di documenti originali conservati nell' Archivio segreto vaticano. L' oggetto dello studio di Sabrina Sforza Galitzia è un magnifico arazzo conservato ai Musei Vaticani. Un "gemello" del famoso Cenacolo di Milano: infatti è stato lavorato sulla base dello stesso disegno tracciato da Leonardo per il tavolo e gli apostoli del murale. E qui entriamo in uno spazio segreto. Dentro l' arazzo non c' è solo l' arte sublime di un artista geniale. Leonardo - come ha spiegato la studiosa in una conferenza del ciclo I venerdì di Propaganda, organizzata da Neria De Giovanni presso la Libreria Paolo VI a Roma - avrebbe nascosto nel disegno del Cenacolo, e dunque sia nel murale che nell' arazzo, un codice segreto, un discorso criptico accessibile solo a chi padroneggia il linguaggio matematico-astronomico. Un sentiero invisibile ai più, intrecciato ai fili dell' arazzo e alle vernici del murale, che porta a una profezia capace di illuminare il futuro dell' umanità. Cominciamo dalla storia dell' arazzo. Re Luigi XII lo commissiona a Leonardo per celebrare la successione al trono di Francesco Primo in vista delle sue nozze con la figlia Claudia. Il prezioso manufatto nasconde nei suoi intrecci un mappamondo - che si desume dalle pieghe della tovaglia rappresentanti latitudinee longitudine celestee terrestre - e linee orarie che formano il reticolato prospettico della scena: il meccanismo del cifrario dove ventiquattro ore si sostituiscono a ventiquattro lettere dell' alfabeto. In vari strati la bellezza e la grazia inimitabile delle figure di Leonardo si intrecciano a simboli astrali e segni di un linguaggio matematico dissimulati con geniale sapienza. Per un occhio avvertito tutto emerge chiaramente. Il numero 8, ad esempio, è fatidico: appare ovunque, nelle striature delle otto colonne, nel bordo della tunica di Cristo, intrecciato come elemento decorativo nella bordura dell' arazzo... Nello stemma di Francia è rappresentato coricato, come il simbolo dell' infinito. E ancora, è il simbolo dei Savoia ma anche la firma di Leonardo: il nome della città di provenienza con cui era conosciuto, in latino "Vincius", significa proprio "nodo". Ed è anche simbolo di Cristo, incarnazione dell' infinito e nodo di congiunzione fra il divino e l' umano. La ricerca della Sforza Galitzia poggia su anni di studio condotti presso l' Ucla (Università della California Los Angeles), dove ha avuto accesso diretto ai manoscritti lasciati da Leonardo.E continua poi in Vaticano. La consulenza scientifica è di Padre Juan Casanovas, astronomo di Sua Santità presso la Specola vaticana, e dell' ingegner Gianni Ferrari di Modena. «Il grande inganno della fiction di Dan Brown - spiega la Sforza Galitzia, anticipando alcuni risultati delle sue ulteriori ricerche - è che parla di un codice, ma non offre il cifrario necessario per decrittarlo. Eppure nei dipinti di Leonardo un meccanismo cifrato esiste davvero: sono segni che rimandano alle ore del giorno, ognuna delle quali corrisponde a una lettera dell' alfabeto latino, che si componeva di ventiquattro lettere». A detta della ricercatrice, Leonardo esprime un' equazione spaziotemporale: egli vede l' universo come un orologio cosmico, un cronometro che scandisce le epoche. Si tratta dell' armonia delle sfere regolate dalle leggi di Dio, che tutto fece in accordo a numero, peso e misura. Le parti del cosmo sono tutte in contatto fra loro. Tutto è opera del Creatore. «Il codice cifrato che Leonardo mette nei suoi dipinti - continua la studiosa - segna un cammino verso la conoscenza della Creazione e della Rivelazione. Il Sommo Centro di tutto, il "motore immobile" di Aristotele, ma anche la conflagrazione delle sfere celesti di cui parla Platone nel Timeo, come Raffaello ci indica nella Scuola di Atene in Vaticano, affidando l' immagine di Platone a Leonardo che col dito della mano destra punta al cieloe con la sinistra regge il libro Timeo. Ma c' è anche il messaggio cifrato tessuto in una tela, di cui il poeta latino Ovidio parla nel mito di Progne, Filomela e Tereo, nella sua famosa opera Metamorfosi che Leonardo possiede sin da giovane». Forse la fine del mondo, ma anche l' inizio di una nuova era per l' umanità. «Più che alla fine del mondo - spiega l' autrice- Leonardo pensava alla Rivelazione e al Diluvio universale. Leonardo vuole parlare agli uomini usando due linguaggi diversi: quello della teologia, della fede, per i credenti; quello delle scienze per i non credenti. Per lui scienza e fede sono due cose del tutto compatibili, essendo il risultato uguale. Ma vive in un' epoca difficile. Leonardo era principalmente un ministro della difesa, un ingegnere e architetto di Stato a cui erano necessarie diverse vite per soddisfare tutte le richieste, incluse quelle della curia romana. Tutti se lo contendevano. E lui nascondeva in cifra il messaggio per non essere attaccato, non desiderava essere profeta nella sua patria. Voleva essere capito da chi avrebbe usato la stessa fatica per arrivare alle sue conclusioni, perché faticoso è il cammino che porta alla vera conoscenza». Insomma, dove Michelangelo parla apertamente della Rivelazione biblica nella Cappella Sistina, Leonardo è meno ovvio e usa il gioco degli enigmi, dei rebus e dei codici cifrati. Ad ognuno il suo stile. Agli scettici, agli appassionati di Leonardo e ai semplici curiosi non resta quindi che aspettare il secondo libro di Sabrina Sforza Galitzia, una custode di arcani destinata a portare a compimento la ricerca sul vero "Codice da Vinci".
Le Profezie di Leonardo Da Vinci
Vederassi la spezie leonina colle ungliate branche aprire la terra, e nelle fatte spelonche seppellire sé insieme co' li altri animali a sé sottoposti.
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Uscirà della terra animali vestiti di tenebre, i quali, con maravigliosi assalti, assaliranno l'umana generazione, e quella da feroci morsi fia, con fusion di sangue, da essi divorata.
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Ancora: scorrerà per l'aria la nefanda spezie volatile, la quale assaliranno li omini e li animali, e di quelli si ciberanno con gran gridore: empiranno i loro ventri di vermiglio sang[u]e.
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Vedrassi il sangue uscire dalle stracciate carni, rigare le superfiziali parte delli omini.
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Verrà alli omini tal crudele malattia, che colle proprie unghie si stracceranno le loro carni.
Sarà la rogna.
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Vedrassi le piante rimanere sanza foglie e i fiumi fermare i loro corsi.
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L'acqua del mare si leverà sopra l' alte cime de' monti verso il cielo e ricaderà sopra alle abitazione delli omini.
Cioè per nugoli.
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Vederà i maggiori alberi delle selve essere portati dal furor de' venti dall'oriente all'occidente.
Cioè per mare.
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Li omini gitteranno via le propie vettovaglie.
Cioè seminando.
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Verrà a tale la generazione umana che non si intenderà il parlare l'uno dell'altro.
Cioè un tedesco con un turco.
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Vedrassi ai padri donare le lor figliole alla lussuria delli omini e premiarli e abbandonare ogni passata guardia.
Quando si maritano le putte.
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Usciranno li omini delle sepulture convertiti in uccelli, e assaliranno li altri omini tollendo loro il cibo delle propie mani e mense.
Le mosche.
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Molti fien quegli che scorticando la madre, li arrovescieranno la sua pelle addosso.
I lavoratori della terra.
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Felici fien quelli che presteranno orecchi [al]le parole de' morti.
Leggere le bone opere e osservarle.
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Le penne leveranno li omini, siccome li uccelli, inverso il cielo.
Cioè per le lettere fatte da esse penne.
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L'umane opere fien cagione di lor morte.
Le spade e le lance.
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Li omini perseguiranno quella cosa della qual più temano.
Cioè saran miseri per non venire in miseria.
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Le cose disunite s'uniranno e riceveranno in sé tal virtù che renderanno la persa memoria alli omini.
Cioè i palpiri che sono fatti di peli disuniti e tengano memoria delle cosse e fatti delli omini.
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Vedrassi l'ossa de' morti, con veloce moto, trattare la fortuna del suo motore.
I dadi.
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I boi colle lor corna difenderanno il foco della sua morte.
La lanterna.
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Le selve partoriranno figlioli che fian causa della lor morte
Il manico della scura.
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Li omini batteranno aspramente chi fia causa della lor vita.
Batteranno il grano.
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Le pelle delli animali removeranno li omini con g[r]an gridori e bestemmie dal lor silenzio.
Le balle da giucare.
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Molte volte la cosa disunita fia causa di grande unizione.
Cioè il pettine, fatto della disunita canna, unisce le file nella tela
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Il vento passato per le pelli delli animali farà saltare li omini.
Cioè la piva che fa ballare.
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De noci battuti
Quelli che aranno fatto meglio saranno più battuti e e sua figlioli tolti e scortica' ovvero spogliati, e rotte e fracassate le sue osse.
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Delle scolture
Omè! Chi vedo il Salvatore di nuovo crocefisso.
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De la bocca dell'omo ch'è sepoltura
Uscirà gran romori de le sepolture de quelli che so' finiti di cattiva e violente morte.
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Delle pelle delli animali che tengono il senso del tatto che v'è su le scritture
Quanto più si parlerà colle pelle, veste del sentimento, tanto più s'acquisterà sapienzia.
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De' preti che tengano l'ostia in corpo
Allora tutti quasi i tabernacoli, dove sta il Corpus Domini, si vederanno manifestamente per se stessi andare per diverse strade del mondo.
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E quelli che pascan l'er[b]e, faran della notte giorno.
Sevo.
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E molti terrestri e acquatici animali monteranno fra le stelle.
E i pianeti.
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Vedrassi i morti portare i vivi in diverse parti.
I carri e navi.
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A molti fia tolto il cibo di bocca.
A' forni.
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Del forno
E que' che si imboccheranno per l'altrui mani fia lor tolto il cibo di bocca.
Il forno.
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De crocifissi venduti
I' vedo di nuovo venduto e crocifisso Cristo e martirizzare i sua santi.
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I medici che vivan de' malati
Verranno li omini in tanta viltà, che aran di grazia che altri trionfi sopra i lor mali, ovver della perduta lor vera ricchezza.
Cioè la sanità.
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Delle religion de' frati che vivano per li loro santi, morti per assai tempo
Quelli che saranno morti, dopo mille anni, fien quelli che daranno le spese a molti vivi.
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De sassi convertiti in calcina, de' quali si mura le prigioni
Molti, che fien disfatti dal foco, innanzi a questo tempo torranno la libertà a molti omini.
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De' putti che tettano
Molti Franceschi, Domenichi e Benedetta mangeranno quel che da altri altre volte vicinamente è stato mangiato, che staranno molti mesi avanti che possino parlare.
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De' nicchi e chiocciole, che son rebuttati dal mare, che marciscano dentro a lor gusci
quanti fien quelli che, poi che fien morti, marciranno nelle lor propie case, empiendo le circustante parti piene di fetulente puzzo.
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Tutte le cose, che nel verno fien nascoste e sotto la neve, rimarranno scoperte e palese nella state.
Detta per la bugia che non può stare occulta.
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Delle taccole e stornelli
Quelli che si fideranno abitare appresso di lui, che saranno gran turbe, quasi tutti moriranno di crudele morte. E si vedrà i padri colle madri d'insieme colle sue famiglie esser da crudeli animali divorati e morti.
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De' villani in camicia che lavorano
Verrà tenebre di verso l'oriente le quali con tanto di oscurità tigneranno il cielo che copre l'Italia.
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De' barbieri
Tutti li omini si fuggiranno in Africa.
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[Pronostico]
[Metti per ordine e mesi e le cirimonie che s'usano, e così fa del giorno e della notte.
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De' segatori
Saranno molti, che si moveran l'uno contra l'altro, tenendo in mano il tagliente ferro. Questi non si faranno infra loro molto nocimento che di stanchezza, perché quanto l'uno si caccerà inanti, tanto l'altro si ritirerà indirieto. Ma trist'a chi si inframmetterà in mezzo, perché al fine rimarrà tagliato a pezzi.
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Il filatoio da seta
Sentirassi le dolenti grida, le alte strida, le rau[ch]e e infiocate voce di quei che fieno con tormento ispogliati e al fine lasciati ignudi e sanza moto: e questo fia causa del motore che tutto volge.
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Del mettere e trarre il pan della bocca del forno
Per tutte le città e terre e castelle, ville e case si vedrà per disiderio di mangiare trarre il proprio cibo di bocca l'uno all'altro sanza poter fare difesa alcuna.
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Le terre lavorate
Vedrassi voltare la terra sotto sopra, e risguardare li oppositi emisperii e scoprire le spilonche a ferocissimi animali.
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Del seminare
Allor in gran parte delli omini, che restaran vivi, gitteran fori de le lor case le serbate vettovaglie in libera presa delli uccelli e animali terrestri, sanza curarsi d'esse in parte alcuna.
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Delle piove, che fan ch'e fiumi intorbidati portan vie le terre
Verrà di verso il cielo che trasmuterà gran parte dell'Africa, che si mostra a esso cielo in verso l'Europa, e quella di Europa in verso l'Africa, e quelle delle provincie si mischieranno insieme con gran revoluzione.
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De' legnami che bruciano
Li alberi e albusti delle gran selve si convertiranno in cenere.
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Delle fornaci di mattoni e calcina
Al fine la terra si farà rossa per lo infocamento di molti giorni, e le pietre si convertiranno in cenere.
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E pesci lessi
Li animali d'acqua moriranno nelle bollenti acque.
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L'ulive che caggian de li ulivi e dannoci l'olio che fa lume
Discenderà con furia di verso il cielo chi ci darà notrimento e luce.
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Delle civette e gufi con che s'uccella alla pania
Molti periranno di fracassamento di testa, e salterà loro li occhi in gran parte della testa, per causa di animali paurosi usciti dalle tenebre.
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Del lino che fa la carta de' cenci
Sarà riverito e onorato e con referenzia e amore ascoltato li sua precetti, di chi prima fu splezzato, straziato e martorizzato da molte e diverse battiture.
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De' libri che 'nsegnan precetti
I corpi sanz'anima ci daranno con lor sentenzie precetti utili al ben morire.
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De' battuti e scorreggiati
Li omini si nasconderanno sotto le scorze delle iscorticate erbe, e quivi, gridando, si daran martiri, con battimenti di membra a sé medesimi.
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Della lussuria
E s'infurieranno delle cose più belle, a cercare, possedere e operare le parte lor più brutte, dove poi, con danno e penitenzia ritornati nel lor sentimento, n'aran grande ammirazion di se stessi.
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Dell'avaro
Molti fien quelli che con ogni studio e sollecitudine seguiranno con furia quella cosa che sempre li ha spaventati, non conoscendo la sua malignità.
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Delli omini che quanto più invecchiano più si fanno avari chè, avendoci a star poco, doverebbon farsi liberali
Vedrassi a quelli che son giudicati di più sperienzia e giudizio, quanto egli hanno men bisogno delle cose, con più avidità cercarle e riservare.
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Della fossa
(Dilla in forma di frenesia o farnetico, d'insania di cervello)
Staran molti occupati in esercizio a levar di quella cosa, che tanto cresce, quanto se ne leva e quanto più vi se ne pone, più diminuisce.
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Del peso posto sul piumaccio
E mo[l]ti corpi nel vedere da lor levar la testa, si vedrà manifestamente crescere, e, rendendo loro la levata testa, immediate diminuiscan lor grandezza.
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Del pigliare de' pidocchi
E saran molti cacciatori d'animali che quanto più ne piglieranno manco n'aranno; e così, de converso, più n'aran quanto men ne piglieranno.
Dell'attigner l'acqua colle due secchie a una sola corda
E rimarranno occupati molti che quanto più tireranno in giù la cosa, essa più ne sfuggirà in contrario moto.
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La salsiccia ch'entra nelle budella
Molti si faran casa delle [bude]lle e abiteranno nelle loro propie.
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Le lingue de' porci e vitelle nelle budella
cosa spurca, che si vedrà l'uno animale aver la lingua in culo all'altro.
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De' crivelli fatti di pelle di animali
Vedrassi il cibo degli animali passar dentro alle lor pelli per ogni parte salvo che per la bocca e penetrare dall'opposita parte insino alla piana terra.
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Delle lanterna
Le feroce corna de' possenti tori difenderanno la luce notturna dall'impetuoso furor de' venti.
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Delle piume ne' letti
Li animali volatili sosterran l'omini colle loro propie penne.
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Li omini che van sopra li alberi andando in zoccoli
Saran sì grande i fanghi, che li omini andranno sopra li alberi de' lor paesi.
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Della sola delle scarpe che son di bue
E si vedrà in gran parte del paese camminare sopra le pelli delli grand'animali.
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Del navicare
Sarà gran venti per li quali le cose orientali si faranno occ[iden]tali e quelle di mezzo dì, in gran parte miste col corso de' v[en]ti, seguiranno per lunghi paese.
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Delle pitture ne' santi adorati
Parleranno li omini alli omini che non sentiranno; aran gli [occhi] aperti e non vedranno; parleranno a quelli e non fie lor risposto; chiederan grazie a chi arà orecchi e non ode; faran lume a chi è orbo [parleran] a' sordi con gran [romo]re.
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Del sognare
Andranno li omini e non si moveranno, parleranno con chi non si trova, sentiranno chi non parla.
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Dell'ombra che si move coll'omo
Vedrassi forme e figure d'omini o d'animali, che seguiranno essi animali e omini, du[v]unche fuggiranno; e tal fia il moto dell'un quant'è dell'altro, ma parrà cosa mirabile delle varie grandezze in che essi si trasmutano.
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Delle ombre del sole e dello specchiarsi nell'acqua 'n un medesimo tempo
Vedrassi molte volte l'uno omo diventare tre, e tutti lo seguano; e spesso l'uno, più certo, l'abbandona.
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Delle casse che riservano molti tesori
Troverassi dentro a de' noci e de li alberi e altre piante tesori grandissimi, i quali lì stanno occulti.
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Dello spegnere el lume a chi va [a] letto
Molti, per mandare fori il fiato con troppa prestezza, perderanno il vedere e in brieve tutti e sentimenti.
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Delle campanelle de' muli che stan presso a' loro orecchi
Sentirassi in molte parte dell'Europa strumenti di varie magnitudine far diverse armonie, con grandissime fatiche di chi più presso l'ode.
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Delli asini
Le molte fatiche saran remunerate di fame, di sete, di disagio e di mazzate e di punture.
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De soldati a cavallo
Molti saran veduti portare da grandi animali con veloce corso alla ruina della sua vita e prestissima morte. Per l'aria e per la terra saran veduti animali di diversi colori portarne con furore li omini alla distruzione di lor vita.
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Delle stelle delli sproni
Per causa delle stelle si vedrà li omini esser velocissimi al pari di qualunche animal veloce.
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Il bastone ch'è morto
Il movimento de' morti farà fuggire con dolore e pianto, con grida molti vivi.
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Dell'esca
Con pietra e con ferro si renderà visibile le cose che prima non si vedeano.
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De' boi che si mangiano
Mangeranno e padron delle possessioni e lor propi lavoratori.
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Del battere il letto per rifarlo
Verranno li omini in tanta ingratitudine, che chi darà loro albergo sanza alcun prezzo, sarà carico di bastonate in modo che gran parte delle interiora si spiccheranno del loco loro e s'andranno rivoltando per suo corpo.
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Delle cose che si mangiano, che prima s'uccidano
Sarà morto da loro il lor nutritore, e fragellato con dispietata morte.
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Dello specchiare le mura delle città nell'acqua de' lor fossi
Vederassi l'alte mura delle gran città sottosopra ne' loro fossi. [Atl. 370 r.a.]
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Dell'acqua che corre torbida e mista con terra, e della polvere e nebbia mista coll'aria, e del foco misto col suo caldo con ciascuno
Vedrassi tutti li elementi insieme misti con grande revoluzione, transcorrere ora inverso il centro del mondo, ora inverso il cielo, e quando dalle parti meridianali scorreran con furia inverso il freddo settantrione, a[l]cu[n]a volta dall'oriente inverso l'occidente, e così di questo in quell'altro emisperio.
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In ogni punto si può fare divisione de' due emisperi
Li omini tutti scambieranno emisperio immediate.
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In ogni punto è divisione da oriente a occidente
Moveransi tutti li animali da oriente a occidente, e così da aquilone a meridio.
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Del moto dell'acque, che portano e legnami che son morti
Corpi sanz'anima per sé medesimi si moveranno, e porteran con seco innumerabile generazione di morti, togliendo le ricchezze a' circunstanti viventi.
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Dell'ova, che essendo mangiate, non possan fare e pulcini
quanti fien quelli ai quali sarà proibito il nascere!
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De pesci che si mangiano ovati
Infinita generazione si perderà per la morte delle gravide.
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Delli animali che si castrano
A gran parte della spezie masculina, pell'esser tolti loro e testiculi, fia proibito il generare.
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Delle bestie che fanno il cacio
Il latte fia tolto ai piccoli figlioli.
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Delle sommate fatte delle troie
A gran parte delle femmine latine fia tolto e tagliate lor le tette insieme colla vita.
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Del pianto fatto il venerdì sancto
In tutte le parti d'Europa sarà pianto da gran popoli la morte d'un solo omo.
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Delle maniche de coltegli fatte di corna di castrone
Nelle corna delli animali si vedrà taglienti ferri, colli quali si torrà la vita a molti della loro spezie.
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Della notte, che non si cognosce alcun colore
Verrà a tanto che non si cognoscerà differenzia in fra i colori, anzi si faran tutti di nera qualità.
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Delle spade e lance, che per sé mai nociano a nessuno
Chi per sé è mansueto e sanza alcuna offensione, si farà spaventevole e feroce mediante le triste compagnie, e torrà la vita crudelissimamente a molte genti, e più n'ucciderebbe, se corpi sanz'anima, usciti dalle spilonche, non li difendessimo.
Cioè le corazze di ferro
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De' laccioli e trappole
Molti morti si moveran con furia e piglieranno e legheranno e vivi, e serberangli a lor nemici [a] cercar la lor morte e distruzione. [Atl. 370 r.a.]
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De' metalli
Uscirà delle oscure e tenebrose spelonche chi metterà tutta l'umana spezie in grandi affanni, pericoli e morte; a molti seguaci lor dopo molti affanni darà diletto; e chi non fia suo partigiano morrà con istento e calamità. Questo commetterà infiniti tradimenti, questo aumenterà e persuaderà li omini tristi alli assassinamenti e latrocini e le servitù, questo terrà in sospetto i sua partigiani, questo torrà la vita a molti, questo travaglierà li omini infra lor co' molte flalde, inganni e tradimenti. O animal mostruoso, quanto sare' meglio per li omini che tu tornassi nell'inferno! Per costui rimarran diserte le gran selve delle lor piante, per costui infiniti animali perdan la vita.
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Del fuoco
Nascerà di piccol principio chi si farà con prestezza grande. Questo non istimerà alcuna creata cosa, anzi colla sua potenzia quasi il tutto sarà in potenzia di transformare di suo essere in un altro.
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De' navili ch'annegano
Vedrassi grandissimi corpi sanza vita portare con furia moltitudine d'omini alla distruzione di lor vita.
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Dello scrivere lettere da un paese a un altro
Parleransi li omini di remotissimi paese l'uno all'altro e risponderansi.
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Degli emisperi che sono infiniti e da infinite linie son divisi in modo che sempre ciascuno omo n'ha una d'esse linie infra l'un piede e l'altro.
Parleransi e toccheransi e abbracceransi li omini, stanti dall'uno all'altro emisperio, e ['n]tenderansi i loro linguaggi.
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De preti che dican messa
Molti fien quelli che, per esercitare la loro arte, si vestiran ricchissimamente; e questo parrà esser fatto secondo l'uso de' grembiuli.
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De' frati [che] confessano
Le sventurate donne di propia volontà andranno a palesare a li omini tutte le loro lussurie e opere vergognose e segretissime.
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Delle chiese e abitazion de' frati
Assai saranno che lasceranno li esercizi e le fatiche e povertà di vita e di roba, e andranno abitare nelle ricchezze e trionfanti edifizi, mostrando questo esser il mezzo di farsi amico a Dio.
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Del vendere il Paradiso
Infinita moltitudine venderanno pubblica e pacificamente cose di grandissimo prezzo, sanza licenza del padrone di quelle, e che mai non furon loro, né in loro potestà, e a questo non provvederà la giustizia umana.
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De morti che si vanno a sotterrare
umane sciocchezze, o vive pazzie! I semplici popoli porteran gran quantità di lumi per far lumi ne' viaggi a tutti quelli [ch]e integralmente han perso la virtù visiva.
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Della dote delle fanciulle
E dove prima la gioventù femminina non si potea difendere dalla lussuria e rapina de' maschi, né per guardie di parenti, né per fortezza di mura, verrà tempo che bisognerà che padri e parenti d'esse fanciulle paghin di gran prezzi chi voglia dormire con loro, ancora che esse sien ricche, nobili e bellissime. Certo e' par qui che la natura voglia spegnere la umana spezie, come cosa inutile al mondo e guastatrice di tutte le cose create.
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Della crudeltà dell'omo
Vedrassi animali sopra la terra, i quali sempre combatteranno infra loro e con danni gravissimi e spesso morte di ciascuna delle parte. Questi non aran termine nelle loro malignità; per le fiere membra di questi verranno a terra gran parte delli alberi delle gran selve dell'universo; e poi ch'e saran pasciuti, il nutrimento de' lor desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e paure e fuga a qualunche cosa animata. E per la loro ismisurata superbia questi si vorranno levare inverso il cielo, ma la superchia gravezza delle lor membra gli terrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra, o sotto la terra e l'acqua, che non sia perseguitata, remossa o guasta; e quella dell'un paese remossa nell'altro; e 'l corpo di questi si farà sepoltura e transito di tutti i già da lor morti corpi animati.
O mondo, come non t'apri? e precipita nell'alte fessure de' tua gran balatri e spelonche, e non mostrare più al cielo sì crudele e dispietato monstro.
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Del navicare
Vedrassi li alberi delle gran selve di Taurus e di Sinai, Apennino e Talas scorrere per l'aria da oriente a occidente, da aquilone a meridie, e portarne per l'aria gran moltitudine d'omini. O quanti voti, o quanti morti, o quanta separazion d'amici e di parenti, o quanti fien quelli che non rivedranno più le lor provincie, né le lor patrie, e che morran sanza sepoltura, colle loro ossa sparse in diversi siti del mondo!
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Dello isgombrare l'Ognisanti
Molti abbandoneranno le propie abitazioni, e porteran con seco tutti e sua valsenti, e andranno abitare in altri paese.
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Del dì de' morti
E quanti fien quelli che piangeranno i lor antichi morti, portando lumi a quelli!
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De' frati che spendendo parole ricevano di gran ricchezze, e danno il Paradiso
Le invisibile monete faran trionfare molti spenditori di quelle.
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Degli archi fatti colli corni de' buoi
Molti fien quelli che per causa delle bovine corna moriranno di dolente morte.
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[Divisione della profezia]
[ Prima delle cose degli animali razionali, seconda delli inrazionali, terza delle piante, quarta delle cirimonie, quinta de' costumi, sesta delli casi ovvero editti ovver quistioni, settima de' casi che non possono stare in natura, come dire:"di quella cosa quanto più ne levi, più cresce", e riserva i gran casi inverso il fine e deboli dal principio, e mostra prima e mali e poi le punizioni; ottava delle cose filosofiche.
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De' cristiani
Molti, che tengono la fede del figliolo, e sol fan templi nel nome della madre.
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Del cibo stato animato
Gran parte de' corpi animati passerà pe' corpi degli altri animali; cioè, le case disabitate passeran in pezzi per le case abitate, dando a quelle un [u]tile, e portando con seco i sua danni.
Quest'è cioè: la vita dell'omo si fa delle cose mangiate, le quali portan con seco la parte dell'omo ch'è morta
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Delli omini che dorman nell'asse d'albero
Li omini dormiranno e mangeranno e abiteranno infra li alberi, nati nelle selve e campagne.
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Del sognare
Alli omini parrà vedere nel cielo nove ruine, parrà in quelli levarsi a volo e di quello fuggire con paura le fiamme, che di lui discendano, sentiran parlare li animali di qualunche sorte di linguaggio umano, scorreranno immediate colla lor persona in diverse parte del mondo sanza moto, vedranno nelle tenebre grandissimi sprendori. O maraviglia delle umane spezie, qual frenesia t'ha sì condotto? Parlerai cogli animali di qualunche spezie e quelli con teco in linguaggio umano, vedrai cadere di gran altura sanza tuo danno, i torrenti t'accompagneranno …
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Delle formiche
Molti popoli fien quelli che nasconderan sé e sua figlioli [e] vettovaglie dentro alle oscure caverne; e lì, nelli lochi tenebrosi, ciberan sé e sua famiglia per molti mesi, sanza altro lume accidentale o naturale.
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Dell'ape
E a molti altri saran tolte le munizioni e lor cibi, e crudelmente da gente sanza ragione saranno sommerse o annegate. O giustizia di Dio, perché non ti desti a vedere così malmenare e tua creati?
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Delle pecore, vacche, capre e simili
A innumerabili saran tolti e loro piccoli figlioli, e quelli scannati e crudelissimamente squartati.
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Delle noci e ulive e ghiande e castagni e simili
Molti figlioli da dispietate bastonate fien tolti delle propie braccia delle lor madri e gittati in terra e poi lacerati
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De fanciulli che stanno legati nelle fasce
città marine, io veggo in voi i vostri cittadini, così femmine come maschi, essere istrettamente dei forti legami colle braccia e gambe esser legati da gente che non intenderanno i vostri linguaggi, e sol vi potrete isfogare li vostri dolori e perduta libertà mediante i lagrimosi pianti e li sospiri e lamentazione infra voi medesimi, chè chi vi lega non v'intenderà, né voi loro intenderete.
Claudio
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