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L’ESOTERISMO DI PLATONE

L’ESOTERISMO DI PLATONE - cartomante cartomanzia
L’Occultismo moderno tra Platone Éliphas Lévi ed Aleister Crowley  *
 
Platone
Atene, 428 a.C. - 347a.C.
 

Platone * http://www.cartomante-bantan.com/1/l_esoterismo_di_platone_4878923.html * nacque ad Atene da famiglia aristocratica nel 428 a.C. Secondo Aristotele, ebbe tra i suoi maestri Cratilo, seguace di Eraclito. A vent'anni cominciò a frequentare Socrate, e ripudiò la sua precedente vocazione poetica, dando alle fiamme i suoi versi. Secondo quello che egli stesso dice nella Lettera VII (che è di fondamentale importanza per la sua biografia e per l'interpretazione della sua stessa personalità), avrebbe voluto dedicarsi alla vita politica. La morte di Socrate lo dissuase dal fare politica in patria, ma non per questo rinunciò a perseguire l'ideale di un reggimento filosofico della città. «Io vidi, egli dice, che il genere umano non sarebbe mai stato liberato dal male, se prima non fossero giunti al potere i veri filosofi o se i reggitori di Stato non fossero, per divina sorte, diventati veramente filosofi». Negli anni seguenti, si recò a Megara presso Euclide, poi in Egitto e a Cirene. Nulla sappiamo intorno a questi viaggi, dei quali egli non parla. Parla invece del viaggio che fece nell'Italia meridionale, a Taranto, dove venne a contatto con la comunità pitagorica di Archita, e a Siracusa dove strinse amicizia con Dione, parente e consigliere del tiranno Dionisio il Vecchio. Entrato in conflitto con Dionisio, fu venduto come schiavo sul mercato di Egina. Riscattato da Anniceride di Cirene, ritornò ad Atene, dove fondò nel 387 l'Accademia. La scuola di Platone, che si chiamò così perché fiorita nel ginnasio fondato da Accademo, fu organizzata sul modello delle comunità pitagoriche come un'associazione religiosa, un tìaso. Alla morte di Dionisio, Platone fu richiamato a Siracusa da Dione alla corte del nuovo tiranno Dionisio il Giovane, per guidarlo nella riforma dello Stato in conformità con il suo ideale politico. Ma l'urto fra Dionisio e Dione, che fu esiliato, rese sterile ogni tentativo di Platone. Alcuni anni dopo, Dionisio stesso lo chiamò insistentemente alla sua corte e Platone vi si recò nel 361, spinto anche dal desiderio di aiutare Dione, che era rimasto in esilio. Ma nessun accordo fu raggiunto e Platone, dopo essere stato trattenuto per un certo tempo, quasi come prigioniero, grazie all'intervento di Archita, lasciò Siracusa e ritornò ad Atene. Qui egli trascorse il resto della sua vita, dedito solo all'insegnamento. Morì a 81 anni, nel 347. Il corpus delle opere di Platone è composto dall'Apologia di Socrate, da 34 dialoghi e da 13 lettere, complessivamente 36 titoli ordinati in 9 tetralogie dal grammatico Trasillo (I sec. d. C.).
 
 
L’ESOTERISMO DI PLATONE
 
Ciò che è vero è reso dagli uomini schiavo
dell’adorazione dell’apparenza mentre l’apparenza fu
data loro per essere schiava dell’adorazione del vero.
Prima di procedere ad una sintesi della filosofia esoterica di Platone è opportuno fare un breve cenno dei momenti più significativi della sua vita. Nacque nel 428 a.C. ad Egina. Ventenne incontrò Socrate. Erano allievi di Cratilo: tardo discepolo alla scuola di Eraclito. L’incontro con questo primo maestro fu determinante per la loro formazione. Dopo la morte di Socrate, avvenuta nel 339 a.C. Platone lasciò Atene per intraprendere viaggi verso terre lontane. Si raccontano varie storie: in terra egiziana fu iniziato ai misteri di Iside e Osiride (Sciurè); ed in quella italica catturato dal tiranno Dioniso I e venduto come schiavo. Fu Anniceris di Cirene che, riconosciutolo, pagò il suo riscatto. Dopo questa triste esperienza Platone dette vita, precisamente nel 386 a.C., appena rientrato in Atene, all’Accademia. Morì ottantenne nel 347 a.C.
Platone e Socrate assimilarono, e fecero loro, le teorie eraclitee particolarmente quella affermante che tutte le cose sensibili sono soggette ad una perenne trasformazione. Platone, infatti, sostenne sempre che l’universale potesse essere in cose diverse da quelle sensibili, giacché gli parve impossibile una definizione comune di cose sensibili che sono in continuo mutamento; così chiamò Idee quelle altre cose e affermò che le cose sensibili sono al di fuori delle Idee, dalle quali tuttavia hanno il nome per effetto della loro partecipazione. Usando quest’ultima definizione Platone non fece altro che cambiare il nome, da imitazione a partecipazione, del concetto pitagorico affermante che gli esseri sono per imitazione dei numeri, tralasciando poi di chiedersi che cosa fosse mai questa partecipazione o imitazione. Platone, nella sua fase pitagorica, l’ultima, cercando gli elementi delle Idee li trovò nell’uno, che coincideva con il bene, e nell’illimitato, che egli definiva grande e piccolo. Da questi due princìpi deriva la molteplicità dei numeri o “l’indeterminata dualità”. Platone mantenne quest’idea tutta la vita. Nel Fedone si legge, a conferma del suo pensiero, che le idee sono causa tanto dell’essere che del divenire.
Eraclito diceva: “Perciò bisogna seguire ciò che è comune ed ascoltando il logos (il termine greco logos è di tale profondità che ogni traduzione è riduttiva; esso indica discorso, parola, razionalità, verbo), è saggio riconoscere che tutto è UNO”. Ed ancora: “ Tutto è legato ad un’unica legge cosmica e anche le cose che sembrano le più lontane tra loro - gli opposti- sono unite”.
Platone, con i suoi scritti, è stato guida per innumerevoli uomini, non solo nella ricerca esoterica ma anche nella dignità del vivere. La sua dottrina ha fatto nascere il desiderio di ricercare entro di sé e ritrovare, alla luce del Logos, la via della conoscenza valendosi, in ogni esperienza, di un severo esame interiore per una critica del proprio modo di agire nella comunità umana. Si sforza di comprendere gli uomini e di giovar loro educandoli come educa se stesso, senza ritirarsi dal mondo, in quanto attende seriamente a ciò che ad un uomo vivente tra uomini spetta fare, sempre contemplando l’eterno come un pellegrino che viene da lontano e procede verso una lontana meta. Così il senso del divino è necessariamente inerente al platonismo che si è espresso nel tempo con diversi linguaggi: quello orfico-pitagorico, quello della religiosità neoplatonica e quello dei neoplatonici cristiani.
 
L’Occultismo moderno tra Éliphas Lévi ed Aleister Crowley

*
http://www.cartomante-bantan.com/1/le_riflessioni_sull_esoterismo_di_aleister_crowley_4884777.html
 
*
Il termine francese occultisme, pare che sia stato usato per la prima volta da Éliphas Lévi, ma ovviamente di là dal problema nominale, la tradizione delle “scienze occulte” affonda le sue radici nell’era del cristianesimo delle origini. In effetti, prima del neologismo coniato da Lévi, non esisteva una distinzione netta, seppur ancora terminologica, con quello che Guénon successivamente avrebbe indicato essere il dominio proprio dell’“esoterismo” o dell’“iniziazione”. Del resto, ancor oggi, questa distinzione è per lo più teorica, dato che alcune pratiche attraversano gli ambiti reciproci di ambedue (per esempio l’alchimia e l’astrologia).
Una distinzione interessante è proposta da Edward A. Tiryakian:
, Con “occulto” intendo riferirmi a quelle particolari pratiche, tecniche e procedure che:
a) si fondano su forze misteriose e ben celate, presenti nella natura e nel cosmo pur senza essere misurabili o individuabili con gli strumenti della scienza moderna; e b) che comportano, quali conseguenze auspicate oppure realizzate, risultati empirici, tra i quali si possono annoverare la conoscenza del corso pratico degli eventi e l’alterazione degli avvenimenti stessi rispetto allo svolgimento che avrebbero avuto se non ci fosse stato questo particolare intervento… con “esoterico”, invece, voglio indicare il complesso di quei sistemi di pensiero filosofico-religiosi che costituiscono le fondamenta di quelle pratiche e tecniche occulte cui sopra mi riferivo. Ciò significa che l’esoterismo fa riferimento a rappresentazioni che racchiudono conoscenze di più vasta portata sulla natura e sul cosmo, le riflessioni epistemologiche e ontologiche sulla realtà ultima, le quali tutte insieme compongono quel bagaglio di nozioni che sta alla base di ogni procedimento occulto. Ricorrendo a una analogia, si può affermare che la conoscenza esoterica sta alle pratiche occulte come il complesso delle nozioni della fisica teorica sta alle applicazioni dell’ingegneria.
,
Ma come giustamente rileva l’insigne studioso dell’esoterismo Antoine Faivre, la distinzione di Tiryakian, è diventata ammissibile solamente dal XIX secolo, quando l’atteggiamento corrivo e velleitario nell’approccio di alcuni esoteristi, rese necessario l’utilizzo del neologismo, “occultismo”, coniato da Éliphas Lévi. Comunque, seppur sommariamente, possiamo tentare di ricondurre questo carattere prevalentemente pragmatico o sperimentale all’occultismo, che del resto come ogni pratica ha bisogno di un bagaglio di nozioni su cui radicarsi, necessità assicuratagli dall’esoterismo. D’altro canto, potremmo tentare di vedere nell’occultismo una degenerazione dell’esoterismo, o addirittura come fanno i perennialisti una deviazione. Ma la dicotomia tra l’occultismo “pratico” e l’esoterismo “teorico” resta molto significativa, sul piano semantico.
Inoltre, è verosimile che una delle scienze occulte per eccellenza come la magia possieda da sempre, e fin dall’inizio, questo carattere pratico e operativo. Secondo gli studi di J. H. King, Frazer, Marett, Mauss, la magia, che secondo loro fu la prima forma di religione, nasce dall’osservazione delle calamità naturali, alle quali l’uomo attribuisce una forza impersonale, denominata presso i Melanesiani , Mana , e gli Irochesi , Orenda,.
Questa potenza anonima che sconvolge la natura con la sua furia, è dominata dal mago ed asservita ai suoi scopi individuali, o piegata alle esigenza utilitaristiche della comunità. Come rilevano Hubert e Mauss, l’abilità del mago consente anche di violare tabù ed interdizioni, che saranno invece rigorosamente rispettati dall’uomo religioso. La magia ha quindi, già nella sua essenza, un’impronta di trasgressione, che la porta a scavalcare qualunque divieto, pur di raggiungere il suo scopo immediato. Conserva, cioè in sé, un carattere meramente pratico, operativo.
Se l’occultismo si presenta come la deriva pratica, sperimentale, delle conoscenze esoteriche, è ineluttabilmente avvinto agli stessi assunti. Dopo aver appurato ciò che lo differenzia dall’esoterismo (per lo più, come abbiamo visto, si tratta di eterogenesi dei fini, più che di ambiti dottrinali distinti), passiamo ora in rassegna gli assunti che condivide con quest’ultimo.
1) , il reticolo delle corrispondenze,. Si tratta della classica idea dell’identità macro-microcosmo espressa mirabilmente dalla , Tavola Smeraldina (“ciò che è in alto è come ciò che è in basso, ciò che è in basso è come ciò che è in alto”) ,.
Esistono analogie e corrispondenze in tutto l’universo, che altro non è che un rimando di specchi, una ridondanza di segni da dis-velare , (“avere occhi per leggere e orecchie per sentire”) ,. Il corpo umano altro non è che un’immagine del cosmo. In India l’occhio singolo simboleggia il sole, entrambi invece richiamano il sole e la luna. La scatola cranica raffigura la luna, così come l’alito il vento, le ossa le pietre, i capelli l’erba della terra. Ed ancora, il ventre simboleggia le grotte della terra, gli intestini i labirinti, le vene e le arterie il sole, la colonna vertebrale l’Axis Mundi, ecc. in questo reticolo di corrispondenze trovare la maniera giusta (“ gli occhi per leggere, ecc…”) per operare sulla Natura, significa di rimando influire mimeticamente o simpaticamente sul microcosmo, se non addirittura sui corpi altrui. Si dicono , mimetici,, quei riti fondati sull’assunto che il simile influisce sul simile, per cui imitare simbolicamente l’atto desiderato, ne garantisce magicamente il risultato concreto (esempio classico i riti magici di “buon auspicio”). Si dicono , simpatici,, invece, quelli in cui è la parte ad agire sul tutto (esempio: l’incantesimo sul feticcio personale della vittima, come la ciocca dei capelli, o il lembo dell’indumento intimo).
Abbiamo quindi visto che tanto per l’occultista, che per l’esoterista, il Cosmo è un geroglifico di misteri e segni da dis-velare, tracce e rimandi intercalati in una ierofania dell’Assoluto che è dentro e fuori l’Essere e il Creato. Le corrispondenze ineriscono all’ordine della Natura fisica o invisibile, come abbiamo verificato sopra esaminando le analogie tra il corpo umano e gli elementi fisici. Ma possono anche palesarsi tra la stessa Natura ed i testi sacri (un esempio chiaro in questo senso lo fornisce la Qabbalah). In quest’ultimo caso esiste una credula fiducia nella possibilità che i testi rivelati possano chiarire il senso ultimo della storia e del suo divenire (quello che comunemente s’intende con “millenarismo”). Si deve aggiungere che questo secondo tipo di concordanza è più diffuso tra gli esoteristi di quanto non sia tra gli occultisti, in quanto i primi ricercano maggiormente la legittimazione dell’autorità tradizionale, mentre i secondi sovente si pongono in un atteggiamento di forte ribellione verso la potestà religiosa.
2) , Il corpo vivente della Natura,. Ancora nel Rinascimento si concepisce la Natura come un organismo vivo, pulsante, un gioco di simpatie e antipatie tra forze che si attraggono e respingono reciprocamente. Successivamente l’avvento della scienza moderna avrà cura di portare a termine la desacralizzazione della Natura. Ma già con Paracelso, * http://www.cartomante-bantan.com/1/chi_era_theophrast_bombast_von_hohenheim_4876083.html * la , Naturphilosphie, conobbe il suo massimo splendore: nemmeno nel Medio Evo si era osato azzardare l’idea di conoscere Dio attraverso la Natura. Quindi non solo esistono delle corrispondenze analogiche tra macro e microcosmo. Ma esse, seppur velate dall’illusione sottesa al fenomenico (quello che poi Kant ribattezzerà il nuomeno), sono a portata di mano, raggiungibili, dato che la Natura stessa è un organismo vivo, “magico” nel senso operativo del termine.
3) , La facoltà dell’Immaginazione. , Nella sua etimologia la parola , (Imago) , rimanda già all’, ars magica,, alla capacità di leggere l’invisibile (l’occhio “che sa leggere”). Solo chi ha sviluppato coscientemente l’immaginazione riesce a disvelare le cose nella loro infinitezza (, “If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is, infinite” , . Per Blake il mondo dell’Immaginazione è infinito ed eterno, al contrario del mondo della generazione). Il Vero mondo è quindi là, a disposizione di chi abbia sviluppato il potere naturale dell’Immaginazione. Si tratta di motivi presenti prima nel platonismo e poi nel neoplatonismo (anche, se a ragion del vero, per Platone più che l’Immaginazione può la , nòesis,, l’intelletto. Ma la dottrina dei due mondi, il sensibile ed il sovrasensibile, il primo mera copia imperfetta del secondo, è la stessa).
4) , La condizione della trasmutazione,. Quest’esperienza riguarda tanto la possibilità di trasformare, esteriormente o interiormente, l’operatore stesso, quanto un oggetto materiale o naturale in un altro. Può quindi essere attinente ad un rito di passaggio, alla fenomenologia della “seconda nascita”, alla dinamica alchemica del , nigredo- albedo- rubedo. dove questi ultimi tre termini simboleggiano, rispettivamente, l’opera al “nero”, la morte profana, la discesa agli inferi, la morte nel ventre del mostro iniziatico, simbolismo, quest’ultimo, importantissimo nelle iniziazioni di pubertà.
L’opera al “bianco”, il rischiaramento, l’illuminazione, il cammino verso la pietra filosofale. L’opera al “rosso”, la perfezione realizzata, l’uscita dalla condizione individuale, l’accesso ai Grandi Misteri. Ma la condizione della trasmutazione può anche riguardare la possibilità di operare sulla Natura stessa.
Questi sommariamente, sono i caratteri comuni all’esoterismo e all’occultismo. Ne esistono, tuttavia, altri due, che sono però attinenti solamente all’esoterismo vero e proprio, e che perciò non prenderemo in considerazione. Possiamo quindi appurare come non esista una rigida demarcazione attinente ai campi d’applicazione dell’occultismo e dell’esoterismo, e che la differenza vada ricercata piuttosto nella “modalità” d’applicazione, nell’atteggiamento che si tiene al riguardo della ricerca. Non si tratta cioè, di collocare determinate dottrine sotto un dominio, piuttosto che sotto di un altro, ma di scegliere come indirizzarsi verso le stesse, se ricercando uno sbocco assolutamente pratico, o viceversa instradandosi verso un’assimilazione maggiormente teorica, spirituale.
Secondo alcuni studiosi esisterebbe una correlazione strettissima tra la modernità e l’occultismo. In effetti, se consideriamo l’era moderna nelle sue manie e idiosincrasie, come per esempio l’esagerata sensibilità al sensazionale e il rigetto verso il pensiero contemplativo – ma anche verso tutta la cultura umanistica in generale – possiamo vedere il filo rosso che la lega all’occultismo. L’attenzione smodata al paranormale, a tutto ciò che irrompe nella routine quotidiana, che manifestandosi sembra conflagrare le categorie dell’ordinario, rimanda all’ansia per l’attesa di nuovi dei, per tutto ciò che possa di nuovo conferire uno spessore di nuovo senso all’esistenza. Esiste oggi una “fame” generalizzata di simboli, di sacro, che si manifesta sotto forma di vecchi e nuovi culti (si può consultare a tal proposito lo studio del CESNUR sulle nuove religioni in Italia). Basta comprare alcune riviste “specializzate” in edicola, per rendersi conto di come siano trattati argomenti disparati e scarsamente omogenei, mettendoli in relazione con fenomeni che non hanno nulla di “paranormale” (un tipico esempio sono i famigerati cerchi del grano).
Possiamo riconoscere questo parallelismo. Se l’occultista avvalla una maggiore attenzione alla pratica, quindi al mondo fenomenico, l’esoterista coltiva nella sua formazione una spiccata propensione all’intimismo, alla spiritualità silenziosa e lontana dai clamorosi rumori del mondo profano. Alla metà del secolo XIX, la cultura risente ancora dell’utopismo settecentesco dei Lumi, dell’escatologia rivoluzionaria marxiana, del clima generale di fiducia positivista nelle conquiste della scienza. Anzi, possiamo definire l’ottocento il secolo dell’utopia (per lo meno fino a Nietzsche, il quale però rimane in continuità oggettiva con lo scientismo modernista, almeno se facciamo nostra la lettura che ne fa Heidegger).
Con l’avvento delle ciminiere e della crescente urbanizzazione delle campagne, l’immaginario collettivo si nutre quindi di attesa per il sensazionale e lo strabiliante. È uno stato febbrile, pre-futurista, quello che s’impadronisce delle masse pronte a strabuzzare gli occhi tanto davanti a una colata d’acciaio, quanto ad un tavolino “che balla”. Gli spiriti “battono i colpi”, le rudimentali catene di montaggio emettono i primi rumori industriali: si sottrae alla Natura il lento germinare della sua creazione. Non c’è più bisogno di attendere i ritmi naturali delle stagioni, è un mondo che vuole venire alla luce interamente e subito. Gli spiriti non sonnecchiano più nel ventre silenzioso di una Natura sacra, ma sono evocati a piacimento dai viventi, che li costringono a battere colpi, a muovere i tavolini: a partecipare al rumore del nuovo Mondo. Inizia a imporsi il kardecismo, che fa proseliti in patria e fuori (specialmente in Brasile), anche se fuori degli ambienti spiritistici farà molta più fatica a conquistare una fetta di notorietà. Dall’eredità del romanzo gotico settecentesco, nasce il genere fantasy, anche detta letteratura fantastica, i cui padri sono principalmente tutta l’opera di E.A. Poe, il , Frankenstein, (1818) di Mary Shelley, e il , Dracula, (1897) di B. Stocker. In questo filone sono mescolati (specialmente nel , sword and sorcery) , elementi desunti dalle saghe nordiche e dai poemi cavallereschi, con rimandi alla parapsicologia e all’occulto, integrando il tutto in un tessuto narrativo fortemente intriso di riferimenti magici e fantastici. Concludendo questo è il clima nel quale può radicarsi l’occultismo ottocentesco.
Del resto, per il sociologo Tiryakian questo nesso tra modernità e interesse per i fenomeni occulti non si esaurisce nell’ottocento, ma riguarda anche e soprattutto la nostra era. Per Tiryakian si assisterebbe oggi ad un progressivo fenomeno di “secolarizzazione del demoniaco”, dopo che lo stesso ha riguardato i costumi religiosi. Si tratterebbe, quindi, di un tentativo di proclamare dopo la morte di Dio, anche quella del diavolo. In questo senso la modernità (postmodernità?) ha bisogno di affrancarsi del tutto dalla fede, dalle paure ancestrali, da quel mondo dell’ignoto che si cerca ora nietzscheanamente di smascherare (possiamo anche leggere in tal senso il “ritorno del perturbante” di Freud).
Abbiamo quindi visto che il complesso di dottrine, insegnamenti e pratiche, dal quale prende avvio quello che nell’ottocento sarà ribattezzato “occultismo”, non differisce dal “corpus” proprio all’esoterismo. Si deve tuttavia tenere presente che il campo dottrinale della ricerca esoterica non si presenta come una giurisdizione originaria e distinta dagli altri ambiti del sapere umanistico, ma subisce dall’inizio una contaminazione fatale con questi ultimi. Cosicché è solo in seguito all’appropriazione della filosofia da parte dei pensatori scolastici, che gli eruditi del XVII secolo decidono di rivendicare le loro competenze acquisite nello studio dell’Ermetismo neo-alessandrino, nella Kabbala cristiana, nell’Alchimia, ecc. È quindi frutto di una contingenza storica che il corpus dell’esoterismo occidentale sia stato questo e non un altro. È ovvio allora che, come sopra ricordato, non ci sia mai stata una netta demarcazione con la , philosophia occulta,, e che si sia trattato di una differenza relativa (per lo più applicata retroattivamente dagli esoteristi del XIX secolo) alla mentalità con cui erano vissuti gli insegnamenti segreti (in maniera pratica per gli occultisti, viceversa spiritualmente per gli esoteristi).
Se quindi l’ambito dottrinale dell’occultismo, prima del secolo XIX è lo stesso dell’esoterismo, la , corrente, occultista comincia propriamente con l’opera di Éliphas Lévi (1810-1875). Alfred Charles Constant, questo il vero nome di cui Éliphas Lévi è la traduzione ebraica, nel suo , Dogme e rituel de haute magie,, si propone di rivelare i grandi segreti delle religioni, della scienza primitiva dei maghi, e l’unità del dogma universale. Il sincretismo di Lévi è evidente: facendo affidamento ad un’erudizione notevole, ma confusa e priva di rigore metodologico, sembra ricalcare la falsa riga dell’opera di Cornelius Agrippa, che può senz’altro essere considerato come l’antesignano della corrente occultista ottocentesca. In effetti, nel suo , De occulta philosophia libri tres, (1531) Agrippa amalgama magia, astrologia, Qabbalah, teurgia, medicina, studi di botanica e metallurgia. Ma la tendenza alla commistione enciclopedica era già presente nel , De vita coelius comparanda, (1489) di Marsilio Ficino. * http://www.cartomante-bantan.com/1/marsilio_ficino_filosofo_e_la_magia_4876152.html *
Éliphas Lévi dunque ingigantisce quelli che erano i vizi dei primi proto-occultisti (ma per quanto detto sopra, si rilevano diversamente come esoteristi se li poniamo in continuità oggettiva non più con Lévi, ma con, ad esempio, Eugène Canseliet. Il problema è tutto nel dove si vuole vedere il filo rosso. La storia della cultura, in tal senso, si presta a molteplici chiavi di lettura). L’erudizione di Lévi si propone di amalgamare tutto. Egli crede ad una filosofia occulta, madre e nutrice di tutte le religioni, che possiamo tranquillamente identificare con quella , philosophia perennis, che più tardi i perennialisti rivendicheranno come eminentemente metafisica e sottratta alla storia ( F. Schuon, parlerà di “unità trascendente delle religioni”).
Nel definire la filosofia occulta, Éliphas Lévi asserisce testualmente:
, La filosofia occulta sembra essere stata la nutrice o madrina di
Tutte le religioni, la molla segreta di tutte le forze intellettuali,
la chiave di tutte le oscurità divine e la regina assoluta della
società, al tempo in cui essa era riservata esclusivamente
all’educazione dei sacerdoti e dei re. ,
Questa filosofia occulta , “nutrice e madrina di tutte le religioni”, “molla segreta”, “chiave”, , ecc., può essere, con un certo margine di distinzione, accomunata alla “Tradizione” cara ai perennialisti, nelle sue diverse versioni (“Tradizione Primordiale”, “unità trascendente delle religioni”, “dottrina primordiale”, ecc.). Del resto, l’idea dell’esistenza di una philosophia perennis (come Coomaraswamy definì ancora la “Tradizione”) che irrora e germina tutte le filosofie e religioni, non appare certamente in Occidente con Guénon ed i perennialisti, ma fa la sua comparsa fin dal Rinascimento con Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. *
http://www.cartomante-bantan.com/1/pico_della_mirandola_studioso_esoterico_4875581.html
*  Già nel Medioevo bizantino Psello e Pletone avevano parlato di una prisca philosophia che univa in una catena comune e ininterrotta Zoroastro, Ermete Trismegisto, * http://www.cartomante-bantan.com/1/chi_e_ermete_trismegisto_4874929.html * Orfeo, Aglaophemos, Pitagora, * http://www.cartomante-bantan.com/1/pitagora_taumaturgo_matematico_filosofo_sciamano_4876157.html * Platone, le Sibille. Ficino a questa catena sapienzale aggiungerà la magia, ed allora si avrà la , philosophia perennis, – o se preferiamo, letteralmente la , philosophia occulta, – come la intenderà Éliphas Lévi. * http://www.cartomante-bantan.com/1/chi_era_alphonse_louis_constant_4874811.html *
Esiste tuttavia una differenza essenziale tra l’idea della , philosophia perennis, come la concepiva Ficino * http://www.cartomante-bantan.com/1/marsilio_ficino_filosofo_e_la_magia_4876152.html * e gli eruditi del Rinascimento, come la concepisce Éliphas Lévi, e come successivamente la realizzeranno i perennialisti. Ficino si preoccupava di rintracciare la filosofia perenne esclusivamente tra le dottrine del bacino Mediterraneo, mentre i secondi non esiteranno a conferire alla stessa una dimensione universale, allargata cioè a tutte le culture orientali ed occidentali.
Nei suoi libri, Éliphas Lévi crede all’esistenza un , “segreto formidabile, la cui rivelazione ha già rovesciato il mondo” ,, ed altresì anche all’esistenza di una “scienza vera e una falsa, una magia divina e una infernale”. Egli quindi opta per una filosofia occulta a profilo alto, in grado di richiamare gli insegnamenti dell’ermetismo alessandrino, dell’astrologia, della Kabbala cristiana, ecc.

Claudio
12/05/2011 21:41 commenti (0)