Cosa Aspettarci, dalla Pranoterapia / Prano-Pratica?
La domanda può avere due sensi:
1) uno pratico, ossia come opera materialmente il pranoterapeuta;
2) l'altro scientifico, ossia quale entità attiva l'opera di guarigione.
Nel primo caso occorre tener presente che ogni operatore ha una modalità personale, uno stile di lavoro; ma in generale il pranoterapeuta agisce volgendo i palmi delle mani verso il cliente ad una distanza da pochi centimetri a un metro ed anche più.
Le mani seguono percorsi guidati in parte dal programma di lavoro in parte dall'intuito energetico che attrae il pranoterapeuta fornendo soluzioni sempre personalizzate.
La gestualità è varia dipendendo dal fatto che si voglia dare energia oppure drenarla, che si agisca su un punto o su un meridiano di agopuntura, che si lavori un profondità o in superficie, a livello emotivo o fisico ecc...
La maggior parte delle persone che si sottopongono alla pranoterapia avvertono durante la seduta delle sensazioni di diversa natura come calore, pesantezza, vento, freddo, benessere, movimenti interni, pizzicori, correnti elettriche.
Riguardo alla natura della forza operante, sembrerà strano ma il pranoterapeuta non ne sa niente!
Ma a ben vedere la cosa non è così strana: sarebbe come chiedere ad un ottico, che lavora sui fenomeni luminosi mediati dalle lenti, quale sia la natura fisica della luce; la risposta la può dare solo il fisico che ha indagato la natura della luce e ha scoperto che si tratta di elettromagnetismo.
Il problema è che nessuno tra fisici, chimici, ricercatori medici si è mai assunto il compito di indagare.
Le poche sperimentazioni compiute dimostrano senza possibilità di dubbio la presenza di un entità agente: le piantine irrigate con acqua "pranizzata" crescono maggiormente del campione di controllo; i colloidi organici e inorganici cambiano proprietà se trattati con pranoterapia. ma questi esperimenti ed altri testimoniano solo che qualcosa agisce, non cosa essa sia!
L'ipotesi bioelettromagnetica è quella più accreditata.
La cellula ed ogni organismo possiedono qualità elettriche; alcune di esse sono classicamente registrate in senso diagnostico (elettrocardiogramma) o terapeutico (ionoforesi, radar).
L'ipotesi bioelettromagnetica giustificherebbe anche l'azione a distanza: i campi energetici del cliente e del pranoterapeuta entrano in contatto e le mani dell'operatore fungerebbero da strumenti manipolatori dell'energia.
Non tanto la potenza sarebbe la chiave della cura, quanto il "codice" e la sua modulazione: in fisica onde elettromagnetiche variano per impulsi, forma, ampiezza, intensità, periodo, intervallo...e questa anche nella fisioterapia è la modalità per sortire affetti terapeutici diversi.
Resterebbe comunque un problema: se la chiave è il codice, cosa lo determina?
Per andare più a fondo a questi e tanti altri argomenti vi consigliamo il libro del dott.
Mario Papadia "Pranoterapia" ediz. Mediterranee.
Infine vi proponiamo un piccolo esperimento.
Procuratevi del materiale organico, frutta, carne, uovo ( l'uovo va usato fuori dal guscio ) o qualsiasi altra cosa.
Ammettiamo che abbiate scelto due mele! Ponete la prima in un luogo chiuso al sicuro, ad esempio nella credenza, e li resterà fino alla fine dell'esperimento.
L'altra la tratterete ogni giorno sottoponendola all'energia delle vostre mani e la riporrete in un luogo con eguali caratteristiche del primo, ma DISTANTE da esso.
Pranate per almeno 10 giorni e vedete che succede...
La pranoterapia non è miracolosa, è una modalità del fare cura fra le altre.
Tuttavia essa ha una natura particolare che la rende per molti aspetti unica.
Èdifficile rispondere alla classica domanda “ che cosa si può curare con la pranoterapia? ”; la difficoltà sta nel fatto che la domanda è concepita con una logica inapplicabile alla pranoterapia, o applicabile solo in parte, ossia una logica meccanicista.
Se affermo di aver preso un farmaco febbrifugo tutti sanno di cosa si tratta e cosa cura.
Ogni farmaco agisce per meccanica chimica in un determinato modo e basta: nessuno prende un analgesico per curare l'anemia!
Nella pranoterapia le mani diventano un rimedio unico applicato ad un infinità di casi diversi.
Uno dei fondamenti di questa versatilità risiede nel fatto che la pranoterapia non si interessa molto alla cosidetta malattia, ma all'individuo.
La patologia serve più che altro a inquadrare il paziente in senso propriamente umano, ossia come entità in disarmonia la cui manifestazione porta il nome della malattia.
In questa visuale il disturbo è solo la conseguenza finale di un problema irrisolto ed è su quest'ultimo che il pranoterapeuta deve focalizzare la sua attenzione.
L'azione terapeutica è dunque un sostegno, un riequilibrio e una riattivazione delle forze rigeneratrici della persona.
Il terapia ha quindi tre variabili la cui combinazione determina il risultato:
la tipologia del pranoterapeuta;
la tipologia del paziente;
la loro relazione.
Per quanto il pranoterapeuta possa essere versatile avrà sempre delle caratteristiche energetiche per le quali riuscirà meglio in alcuni ambiti e non in altri: taluni agiscono efficacemente sulle fratture, altri sui tumori; chi lavora bene con i bambini, chi con gli animali (vedi il famoso cavallo Varenne) e così via...
Per quanto riguarda il paziente, il principio della cura della persona piuttosto della malattia ci fa comprendere come le caratteristiche soggettive determinino un fattore decisivo della cura; non solo le caratteristiche fisico/energetiche sono sempre diverse (operare su un vecchio è diverso che su un adolescente) ma anche quelle emotive e mentali hanno un considerevole peso ( una persona discontinua e depressa reagisce diversamente da una costante e fiduciosa ).
La relazione è l'altro fondamento della cura, forse il più importante, poiché è impossibile che una terapia vada a buon fine tra due persone che nutrano vicendevolmente sentimenti negativi.
Non che ci si debba amare, ma ogni relazione professionale sana ha comunque bisogno di una base fatta di sufficiente stima e rispetto.
Infine, nella relazione esiste un aspetto propriamente energetico, una sorta di compatibilità, che talvolta può essere carente anche se fatte salvi stima e rispetto di cui sopra: non succede che di rado, ma talvolta, come dire...non ci si piglia proprio!
Infine alcuni consigli per scegliere il proprio pranoterapeuta ( validi per ogni figura sanitaria ):
1- chiedere cosa ne pensa del caso che gli proponete;
2- notare se la il modo di rispondere vi sembra arteffatto o spontaneo;
3- chiedere se abbia mai trattato casi come il vostro;
4- se si con quali risultati;
5- diffidare di chi fa seducenti promesse piuttosto che esporre possibilità e metodi.