Naturalmente queste sono tutte informazioni antiche di credenze popolari
l'aspirina è un derivato dei salicilati contenuti nella corteccia dei salici, digossina e metildigossina sono i principi attivi della digitale lanata e purpurea e in anni recenti le piante hanno fornito farmaci antitumorali preziosissimi. Un patrimonio da rivalutare e, in parte, ancora da scoprire, come varrebbe la pena di riscoprire le proprietà curative di erbe e aromi ancor oggi comunemente usati in cucina.
Abbiamo cercato di approfondire questa tematica con un'esperta: Laura Rangoni. Nata a Bologna nel 1962, vive in mezzo a un bosco in Val Brembana, con il suo compagno, 4 cani e 8 gatti, alcuni orti officinali e moltissime piante che la Dea Madre Terra le mette a disposizione per nutrirsi e curarsi.
Laureata in Storia del Cristianesimo presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano con una tesi sull'uso della tortura nei processi per stregoneria, ha a lungo studiato la figura delle herbarie. Da molti anni si occupa di storia dell'alimentazione e della medicina popolare. Rivolge particolare attenzione agli aspetti socio-culturali e religiosi e al rapporto tra il cibo e la psicologia. Ha collaborato e collabora con riviste specializzate e quotidiani. È presidente del CeSTAG (Centro Studi Tradizioni Alimentari e Gastronomiche).
Tra le sue pubblicazioni: I sessi del diavolo. Iconografia della tortura e della stregoneria (Asefi 1995); Mangiar da streghe (Golosia, Milano 1999); Alberi che guariscono (Xenia, 1999); Fiori che guariscono (Xenia, 2001); La medicina popolare (in collaborazione con Massimo Centini, Xenia, 2001).
In passato le erbe rappresentavano una risorsa terapeutica spesso gestita dalle donne che si tramandavano conoscenze empiriche di generazione in generazione. Cosa è rimasto oggi di questo antico sapere?
"Purtroppo, oggi è rimasto poco. Alcuni movimenti hanno cercato di recuperare la sapienza delle nostre nonne, come la chiamo solitamente io, ma con risultati abbastanza deludenti, ovvero con un atteggiamento mentale da new age, poco scientifico, e poco rispettoso.
Per avvicinarsi al mondo della tradizione bisogna avere, secondo me, una solida preparazione di base, una certa dose di curiosità e molto rispetto, ma bisogna anche impegnarsi in lunghe ricerche sul campo, intervistare le ultime persone depositarie degli antichi saperi e avere l'umiltà di trascriverli senza la presunzione di modificarli in base alle nostre conoscenze. A volte può essere difficile, soprattutto perché il mondo della medicina tradizionale spesso ha confini molto labili con la magia e la superstizione."
Anche alcuni aromi e erbe usate in cucina hanno proprietà terapeutiche?
"Certamente. Le cosiddette erbe aromatiche venivano usate sia in cucina sia per preparazioni fitoterapiche, e questo da tempi immemorabili. Alcune erbe come il rosmarino, la salvia, il timo erano già usate dai Romani e dai Greci, e avevano un posto d'onore nell'Hortus Conclusus medioevale. I monaci usavano comunemente queste piante per curare vari disturbi.
Ad esempio la salvia veniva usata in cataplasma contro il mal di denti, il rosmarino in infuso contro i gonfiori di stomaco, la malva per calmare agitazione e stati ansiosi, ecc."
Di queste erbe si conoscono già i principi attivi o ancora non si conosce il loro meccanismo di azione?
"Al giorno d'oggi tutte le erbe che comunemente crescono nel nostro territorio sono state studiate, e di molte si è isolato il principio attivo, riprodotto a volte anche chimicamente. In erboristeria si trovano praticamente tutti gli olii essenziali delle principali piante officinali italiane. Molte erbe non sono più usate o perché il principio attivo è pericoloso a dosi errate, come ad esempio la digitale, un tempo usata per il mal di cuore, o perché sono stati sintetizzati farmaci chimici molto più potenti e rapidi.
Bisogna sempre ricordare che in una terapia con le erbe, il risultato è sempre molto lento, in quanto i principi attivi sono presenti nei vegetali a minime dosi, quindi impiegano più tempo ad agire."
Ci sono pericoli di sovradosaggio, effetti collaterali, interazioni con farmaci, reazioni allergiche?
"Questi pericoli sono reali, anche se con il buon senso si possono evitare. Ad esempio il comune prezzemolo, in dosi elevate (almeno un chilo al giorno, per almeno 10-15 giorni) può avere un effetto abortivo, ma chi riuscirebbe a mangiarsi un chilo di prezzemolo?
Gli effetti collaterali sono possibili in persone che abbiano una sensibilità sviluppata verso componenti della pianta. Ad esempio alcune sono sconsigliabili in gravidanza, ma è difficile che, alle dosi comunemente usate, si verifichino problemi di sovradosaggio ed effetti collaterali più gravi di un mal di pancia.
Le interazioni con i farmaci invece sono più pericolose, ma anche qui bisogna distinguere. Solitamente le erbe sono usate per risolvere problemi abbastanza generici, sono più che altro aiuti per lo smaltimento delle tossine, per problemi digestivi, circolatori, ecc. Certamente, chi assume farmaci per abbassare la pressione, può bersi un decotto di aglio ursino, ma se eccede correrà il rischio di vedersi abbassare troppo la pressione.
Le reazioni allergiche invece dipendono dalla sensibilità individuale, e possono presentarsi in ogni momento, ma con gli elementi naturali è molto più difficile che con quelli chimici. Certamente, chi sa di essere allergico alle fragole non le deve usare a scopo fitoterapico.
Tutto sommato, vista la lentezza con la quale le erbe agiscono, è facile "aggiustare il tiro", e raramente si verificano episodi gravi. L'importante è non eccedere nelle dosi consigliate, ed evitare di pensare che, "essendo solo erbe, male non fanno". Tutte o quasi le nostre medicine derivano dalle erbe, non dimentichiamolo."
Mi fa qualche esempio di disturbi che possano essere curati con erbe facilmente reperibili?
"Ad esempio il mal di gola può essere curato con le gemme d'abete, gli stati ansiosi con il biancospino, il mal di stomaco con la camomilla, il gonfiore agli occhi con il fiordaliso, i disturbi intestinali con la genziana, la cattiva digestione con il ginepro, la pesantezza di stomaco con la malva, l'aerofagia con la menta, i funghi e le micosi in genere con l'origano, i reumatismi con l'ortica, la tosse con la primula, l'infiammazione del trigemino con il sambuco, il gonfiore ai piedi con il timo, ecc."
Come imparare ad usare le erbe?
"Il modo migliore per imparare è documentarsi su libri diversi. Prima di cimentarsi con la raccolta, sarebbe bene imparare a distinguere bene le singole erbe, e chi non le conosce fa bene a comperarle in erboristeria, oppure dovrebbe seguire un corso di riconoscimento, come quelli che vengono organizzati, ad esempio, da certi agriturismi o altre realtà, dove una persona che conosce le erbe mostra a un piccolo gruppo le principali piante curative e alimentari, spiega dove trovarle, come prelevarle, ecc. A me capita di portare a passeggio, nei boschi e nei prati vicino a casa, persone che non distinguono una primula da un'ortica, ma che sono entusiaste di entrare in contatto con questo immenso patrimonio tradizionale, e di impegnarsi con costanza per imparare i nomi e le proprietà delle principali erbe. D'altronde, un tempo queste conoscenze venivano trasmesse da madre a figlia, partendo dal territorio, e con l'esempio pratico. Non c'è nulla di meglio che vedere l'erba nel suo ambiente, imparare a conoscerla, a raccoglierla, a lavorarla."
Quali sono le cosiddette erbe di San Giovanni?
Vengono definite erbe di San Giovanni alcune particolari piante alle quali la tradizione ha assegnato una fama magica, e sono essenzialmente l'iperico, l'artemisia, la melissa, la verbena e altre. Ma il vero motivo per cui si sceglie la fine di giugno per la raccolta di quasi tutti i fiori che hanno potenzialità fitoterapiche, è che sono nel pieno del loro tempo balsamico, ovvero quel periodo in cui i principi attivi sono al massimo della concentrazione nella pianta.
Può dirci qualcosa di più sull'iperico?
Secondo la tradizione l'iperico si raccoglie il giorno di San Giovanni (24 giugno). A lungo si è creduto che questa erba potesse scacciare i demoni dal corpo degli indemoniati, e quindi è stata usata in molto cerimoniali di esorcismo. L'iperico è un'erba magica per eccellenza: già nel medioevo era chiamata scacciadiavoli perché si pensava che dove cresceva non si potessero svolgere i sabba delle streghe. Per questa ragione molti contadini ne tenevano alcune piantine vicino alla casa, ne appendevano mazzi nelle stalle per scongiurare le fatture contro il bestiame e ne mettevano sotto al materassino della culla dei neonati per proteggerli dal malocchio.
Lei ha studiato a lungo la stregoneria, e le cosiddette herbarie, le donne che curavano con le erbe, che spesso sono state considerate streghe. Può dirci quali erbe usavano?
"Molte erbe sono entrate a fare parte della farmacia delle streghe, non si sa bene per quale motivo, in quanto spesso si tratta di invenzioni degli inquisitori che, a casa delle accusate, avevano trovato erbe usate dalle stesse per guarire, e non certo per uccidere. Vediamo le principali. Anzitutto l'angelica, chiamata anche erba degli angeli o dello spirito santo, è stata a lungo indicata come potente erba magica: alcuni sostenevano che le streghe la usassero per filtri e pozioni. L'assenzio: secondo i processi pare che le streghe lo usassero moltissimo come componente di filtri e nei rituali magici. Eppure quest'erba veniva usata anche per proteggersi dalle fatture e dalle malie. La datura: velenosissima, veniva impiegata nelle fatture a morte, finemente pestata nel mortaio poi mischiata con grassi. Bastava cospargere questo unguento venefico sui bambini perché il veleno fosse assorbito dalla pelle e portasse alla paralisi dei centri respiratori e del sistema nervoso centrale. La digitale: usata in quantità eccessive porta a gravi aritmie e quindi secondo gli inquisitori era mischiata con vino o altro per avvelenare e uccidere. L'elleboro: velenoso quasi quanto la datura, veniva usato nelle fatture a morte. Se dato da mangiare al bestiame, questo deperiva fino ad ammalarsi gravemente. La pervinca: veniva usata dalle streghe come elemento decorativo nei sabba. Pare infatti che ne facessero delle coroncine e le dedicassero alla Dea Madre. La pervinca entrava come componente di numerosi filtri d'amore. La potentilla: il rizoma di questa pianta veniva usato, polverizzato, come ingrediente per filtri d'amore e per legare sessualmente a sé qualcuno."
Esistono anche erbe che venivano usate dalle persone comuni per difendersi dalle streghe?
"Sì. Ad esempio l'assenzio: per allontanare il malocchio e l'invidia gettati dalle streghe basta appendere al soffitto un mazzetto di fiori di assenzio, in modo che i capolini "controllino" il pavimento e coloro che vi camminano sopra. Il biancospino veniva usato per tenere lontane le streghe, tenendone dei mazzetti in casa o nei pressi della porta d'ingresso delle cascine. Una frasca di biancospino veniva inchiodata alle porte delle stalle per scongiurare le fatture a morte del bestiame. Come ho già spiegato, l'iperico veniva fatto bruciare sul focolare per allontanare gli spiriti maligni. Ma anche l'origano: nel Medioevo era considerato un potente talismano contro streghe e potenze del male. Si pensava che potesse impedire al diavolo di portare a termine i suoi progetti, e spesso veniva fumigato nelle stanze dove si svolgevano i processi dell'Inquisizione per evitare "contaminazione di prove" e altro. Il rosmarino: durante il Medio Evo si credeva che potesse allontanare gli spiriti maligni e le streghe, e proteggesse dalle maledizioni. Si bruciava il rosmarino e si cospargevano con le ceneri i campi per proteggerli dalle streghe tempestarie. Infine il timo: spesso i contadini portavano a benedire in chiesa rametti di timo perché pensavano avesse il potere di tenere lontano le streghe dalle culle dei neonati."
Attualmente sta svolgendo altri studi sulle erbe?
"Sì, mi sto occupando delle erbe delle donne, quelle che venivano usate sia per fitoterapia, ma anche in cucina e come cosmetici. Inoltre ho cominciato a studiare il rapporto tra i fiori e la psiche delle persone, poiché ho notato che sempre più gente è interessata ai giardini, alle piante officinali, a coltivare erbe e fiori con proprietà terapeutiche anche sul balcone di casa, e questo mi sembra un interessante passo verso un ritorno alla natura. "
Vedi anche questa pagina : Fiori di Bach
http://www.cartomante-bantan.com/1/arti_antiche_richiedi_i_fiori_di_bach_la_via_della_salute_naturale_1912197.html