Chi è Ermete
Il nome 'Ermete Trismegisto' designa l'autore fittizio di una serie di testi di natura molto varia e dedicati a temi che vanno dalle pratiche magiche e astrologiche alle speculazioni filosofiche e teologiche.
Si tratta di testi redatti originariamente in lingua greca e di periodo ellenistico, ma che fanno mostra di una coreografia egiziana antica, poiché pretendono di rivelare la perduta sapienza di quella civiltà, sia essa orientata alla magia, alla religione o alla speculazione filosofica. A tali documenti ci si riferisce genericamente con l'espressione 'scritti ermetici'.
La figura di Ermete Trismegisto è il frutto di un'elaborata sintesi del dio greco Hermes e dell'egiziano Thoth.
Platone, in due diversi testi, ci parla di loro: Hermes è
dio interprete, messaggero, ladro, ingannevole nei discorsi e pratico degli affari, in quanto esperto nell'uso della parola; suo figlio è il logos(Pl. Crat. 407e-408d),
mentre di Thoth ci racconta:
Ho sentito dire che Naukratis, in Egitto, era sede di uno degli antichi dei di quel paese, quello il cui uccello sacro è l'ibis e che si chiama Theuth. Fu lui a inventare i numeri, l'aritmetica, la geometria e l'astronomia, e anche il gioco delle pedine e quello dei dadi, ma soprattutto la scrittura. (Pl. Phaedr. 274c-275b.)
Dati i caratteri delle due divinità è evidente come ben si prestassero a un'operazione sincretistica.
Per quanto non sia possibile stabilire con certezza il periodo in cui si attua l'identificazione di Hermes con Thoth, è certo che nel I secolo a.C: essa è un dato di fatto; anzi, deve essere giunta a un tale livello di elaborazione combinatoria, da avere prodotto molti frutti, tipicamente non del tutto coerenti. Cicerone elenca ben cinque personaggi che si chiamano Mercurio (il nome latino per Hermes), di cui il quinto è quello propriamente identificato con Thoth:
Il primo Mercurio ha come padre il Cielo e come madre il Giorno; viene rappresentato in stato di eccitazione erotica dovuta alla vista di Proserpina. Un altro è il figlio di Valente e Foronide; questo è il Mercurio otterraneo, identificato con Trofonio. Il terzo, figlio del terzo Giove e di Maia, viene riportato dalle leggende come padre insieme a Penelope di Pan. Il quarto ha come padre il Nilo e gli egiziani ritengono che sia empio nominarlo. Il quinto, che è adorato dalla gente di Feneus, si dice che abbia ucciso Argo e quindi se ne sia fuggito in Egitto, dove dette agli egiziani le leggi e la scrittura. Gli egiziani lo chiamano Theuth, che è anche il nome del primo mese dell'anno secondo il loro calendario. (Cic. De natura deorum III, 22, 56).
Accanto a questa proliferazione della figura sacra di Mercurio-Hermes, esiste anche una tendenza a considerarlo originariamente umano.
Platone ad esempio mostra almeno dei dubbi sulla natura di Thoth quando sostiene:
Poiché un dio o un uomo divino si rese conto che la voce è infinitamente molteplice (in Egitto vi è una leggenda che narra che questi fu Theuth)... (Pl., Filebo, 18b).
Siamo di fronte dunque a una figura multiforme, che da un lato accomuna divinità di diversa origine e dall'altro si pone a metà strada fra il piano divino e quello umano, coerentemente del resto con il ruolo originario di Hermes mediatore, luogotente, faccendiere degli dei presso gli uomini.
Tuttavia l'ambiguità di un essere in parte divino e in parte umano, per quanto attraente da certi punti di vista, dovette essere avvertita come problematica, se è vero che a un certo momento si fa strada nella letteratura ermetica la teoria dell'esistenza di due Ermeti, entrambi egiziani: il primo identificato con Thoth e il secondo con un suo discendente.
Nell'Asclepio Ermete Trismegisto parla del suo avo:
Hermes, di cui io porto il nome avito, non aiuta e protegge forse tutti i mortali che giungono da ogni luogo presso la sua patria a cui ha dato il nome e in cui risiede? (Asclepius, §37).
Abbiamo quindi un Ermete Trismegisto umano, o semidio, che è discendente e portatore della parola del suo antenato divino. Questo stratagemma narrativo raggiunge anche l'importante obbiettivo di risolvere un problema molto rilevante dal punto di vista magico religioso: come poteva mantenersi la sacralità della parola di Thoth, espressa in egiziano, una volta che questa veniva tradotta in greco? Nessuno meglio del discendente diretto era in grado di garantire l'efficacia dell'operazione (FOWDEN 1986, 29-31).
"La conoscenza universale può essere rivelata solo ai nostri fratelli che hanno affrontato le nostre stesse prove. La verità va dosata a misura dell’intelletto, dissimulata ai deboli, che renderebbe pazzi, nascosta ai malvagi, che solo potrebbero afferrarne qualche frammento di cui farebbero arma letale. Racchiudila nel tuo cuore, e che essa parli attraverso le tue opere. La scienza sarà la tua forza; la fede la tua spada; e il silenzio la tua corazza impenetrabile."
Ermete Trimegisto (tre volte Grande) è una figura mitica nata dall’identificazione del greco Hermes (che diverrà poi Mercurio) con il più antico Ermete Thoth, il "misterioso e primigenio iniziatore dell’Egitto alle sacre dottrine".
Fu anche indicato quale patriarca indiscusso della Scienza Alchemica.
Ermete è dunque un nome che ritorna più volte nella tradizione filosofico-spirituale della nostra cultura, trattandosi di qualcuno che "presiede alla regione ultraterrena dell’iniziazione celeste", quell’iniziazione cui numerosi eletti si sono avviati alla ricerca del loro vero Se.
Possiamo oggi riconoscerlo, ed è in questi termini che qui lo incontriamo, quale archetipo dell’evento mistico stesso: Ermete come colui che ha più volte incarnato, in tempi differenti, l’incontro-rivelazione tra umano e divino, lasciandone intuire l’originaria ed essenziale consustanzialità.
Se è vero che c’è un filo invisibile che unisce le varie manifestazioni dello spirito nel corso dei millenni, per quanto esse permangano per lo più misteriose, Ermete è "il talismano che le riassume, il suono magico che le evoca".
Non è casuale il riferimento originario all’antico Egitto, culla della più antica e per molti versi ancor oggi misteriosa conoscenza esoterica, che ha raccolto le rivelazioni di quella sapienza profonda e segreta tramandata solo tra iniziati, che confluì nella più tarda dottrina che fu detta "ermetica".
Potrebbe allora risultare particolarmente significativa un’ipotesi etimologica che collega Ermete al copto "Ermeth" che significa "Essere Vero" (da "Er" essere e "Meth" verità).
Già nella tradizione religiosa dell’antico Egitto si fa riferimento a differenti personaggi chiamati Ermete.
Il primo fu "innanzi a tutte le cose", comprese egli solo la natura del Demiurgo e depose tale conoscenza in scritti che furono a lungo tenuti celati. Cooperò alla creazione dei corpi da congiungere alle anime, aggiungendovi tra l’altro l’amore del vero.
"Comunicò la scienza a Camefi, avo di Iside e Osiride ed a questi concesse di penetrare negli arcani suoi scritti, parte dei quali serbarono per sè, parte scolpirono su colonne, come regola alla vita degli uomini.
Quelle prime scritture furono poi tradotte in lingua comune dal secondo Ermete, inventore della scrittura, della grammatica, dell’astronomia, della geometria, della medicina, della musica, dell’aritmetica, della religione e di tutte le arti".
La tradizione gnostica accenna più esplicitamente al significato del termine Trimegisto nel senso di "tre volte incarnato".
Si tratterebbe cioè della triplice incarnazione in Egitto del medesimo personaggio, Ermete, che sempre visse filosoficamente, dedito alla conoscenza, il quale nel corso della sua terza vita, grazie ai meriti accumulati nelle due precedenti, si "ricordò di se stesso" o meglio "riconobbe se stesso". Accadde cioè che, mediante "un atto straordinario e illuminatore di reminiscenza che gli rivelò la sua identità e la sua origine trascendenti", Ermete riprese coscienza e possesso del suo autentico "io", e contemporaneamente "seppe" con certezza che sarebbe tornato al mondo superiore da cui era venuto, "al luogo intellegibile in cui si trovava primitivamente".
Poco importa a questo punto sapere a quale epoca storica precisamente risalgano i numerosi scritti attribuiti ad Ermete Trimegisto, tutti rinvenuti in lingua greca: certo è ch’essi sono accomunati da un pensiero che attinge ad un’esperienza mistico-spirituale.
Nei suoi discorsi ad Asclepio, suo discepolo, Ermete parla di Dio come inconoscibile, invisibile, incorporeo; tuttavia "egli può, in verità, concedere a qualche eletto la facoltà di innalzarsi al di sopra delle cose naturali, così da percepire un barlume della sua somma perfezione".
Afferma quindi essere la "percezione spirituale" la base di ogni conoscenza esoterica.
Il mondo antico affidava questa esperienza al rito iniziatico, cui erano ammessi gli adepti che se ne mostravano degni: essi dovevano sottoporsi a prove che ne sondavano le attitudini fisiche, morali ed intellettuali.
L’iniziazione coinvolgeva l’individuo in tutta la sua interezza, risvegliava le sensibilità sopite dell’anima inducendo l’adepto a mettersi in contatto cosciente con le forze occulte dell’universo, ri-conoscendo la propria vera natura attraverso la percezione spirituale diretta.
Ermete era figura guida in questo percorso iniziatico: ne troviamo testimonianza diretta nella "Visione di Ermete", scritto attribuito ad Ermete Trimegisto e giunto fino a noi col titolo "Il Pimandro, ossia l’intelligenza suprema che si rivela e parla".
Vi si narra di come un giorno, mentre era in meditazione, ad Ermete comparve un essere immenso che si presentò a lui dicendo:
"Io sono Pimandro, l’Intelligenza suprema" e subito egli ebbe una visione prodigiosa del Tutto.
"Ascolta: quello che in te vede e intende è il Verbo, la parola di Dio; l’intelligenza è il Dio Padre. Essi non sono separati poichè l’unione è la loro vita." E ancora: "Comprendi dunque la luce e conoscila".
"A queste parole - prosegue Ermete - egli mi fissò a lungo ed io tremai nel guardarlo. E ad un cenno di lui vidi nel mio pensiero la luce e le sue potenze innumerevoli, il mondo infinito prodursi e il fuoco, mantenuto da una forza immensa, arrivare al suo equilibrio. Ecco quel che compresi guardando attraverso la parola di Pimandro".
Questa esperienza fu all’origine della conoscenza di Ermete, che egli testimoniò, sicchè di lui fu detto:
"Ermete vide la totalità delle cose e, vistala, comprese; e con la comprensione acquisì la forza di testimoniare e rivelare. Mise per iscritto il suo pensiero e occultò gran parte dei suoi scritti, a volte saggiamente tacendo, a volte parlando, così che in avvenire il mondo continuasse a cercare queste cose. E, comandato agli dei suoi fratelli di fargli da corteo, ascese alle stelle".
Il ritorno ad Ermete e gli emblemi ermetico-geroglifici nei secoli XV-XVIII
ricerca inviata da Marisa.
Perché è importante penetrare il significato dei simboli.
Una adeguata comprensione critica dell'accostamento "arte/alchimia" è stata effettuata solo da tempi relativamente recenti, coincidente con la pubblicazione di un testo fondamentale che è "Psicologia e Alchimia", uscito nel 1944 e tradotto in lingua italiana solo nel 1950. L'autore è quel Karl Gustav Jung che, pur non mettendo in stretta relazione le due cose, riscontrava "le analogie dell'immaginario alchemico con l' inconscio collettivo"(1), contrapponendolo all'inconscio individuale esplorato in chiave del tutto diversa da Freud.
E 'ipotizzabile, quindi, l'esistenza di determinati archetipi, sopiti nel nostro inconscio collettivo di "umanità", momenti e simboli ricorrenti nell'immaginazione, dal mito all'arte.
Fu tuttavia solo negli anni '60 che questo campo venne ulteriormente indagato, ad opera soprattutto di italiani.
I Filosofi o Alchimisti si sono sempre compiaciuti di celare nelle Poesie, nelle Favole, nelle Opere Musicali, i segreti del Magistero Alchemico.
Tutta questa componente di mistero e di occultazione, è dovuta principalmente al fatto che l'alchimista ricerca la decifrazione e la conoscenza delle Leggi della Natura, delle norme che la regolano, che la trasmutano, in quell'incessante flusso che va dall'Uno al Molteplice e viceversa. Il più Grande Mistero dell'Uomo e del senso della vita.
Per fare questo, egli ha fatto ricorso ad un vocabolario espressivo che ha attraversato i millenni e che, in Occidente, risale per la maggior parte ed iconograficamente ai codici tardo medievali, che sono giunti fino ad oggi in varie copie compilate dai pazienti amanuensi.
Trattati greci e siriaci molto antichi, probabilmente derivati da influssi Egizi, vennero tradotti dai filosofi e da studiosi Arabi che, nel XII secolo li diffusero in trattati alchemico-neoplatonici. Gli stessi che, nel XV secolo, giunsero poi in tutta Europa, soprattutto manoscritti egizio-ellenici (ad opera dei sapienti bizantini).
La cultura classica e la "branca" cristiana più attenta all'esegesi simbolica delle Scritture, trasmisero a quella umanistica e rinascimentale la convinzione che l'antico Egitto costituisse un punto di riferimento indissociabile dalla genealogia delle conoscenze umane. In questo contesto assunse sempre maggiore spicco la figura di Ermete Trismegisto, il tre volte grande, considerato il padre fondatore del sapere e scriba degli dèi, per molti collegabile al dio egizio Toth, inventore dell'alfabeto, depositario di tutte le Conoscenze. Divenuto Ermete per i Greci e i latini, che gli attribuivano l'invenzione delle arti e delle scienze, venne citato come autorità dottrinale anche da alcuni Padri della Chiesa come Tertulliano e Lattanzio, che lo definì "perfettamente dotato di ogni sapere".
Ad Ermete Trismegisto, personaggio sospeso nel mistero del tempo, sacerdote, filosofo, legislatore, mago, alchimista (nel pavimento del duomo di Siena, dove la sua figura campeggia su una tarsia marmorea del 1482, è scritto che egli fosse "contemporaneo di Mosè") ma più di tutto un "semidio", si fa risalire un trattato chiamato "Corpus Hermeticum"(2) in realtà collocabile tra il II e il III sec.d.C. (un tempo ritenuto molto più antico), composto da 14 trattati che vennero diffusi in Europa grazie alla loro traduzione ad opera di Marsilio Ficino (3) negli anni 1463-64. E' il periodo in cui la magia, le scienze occulte, la riscoperta dei grandi filosofi dell'antichità vive un momento di grandissimo splendore. Ad Ermete viene attribuito anche un trattato-cult di tutta la Scienza Ermetica: la Tabula Smaragdina o Tavola di Smeraldo (4), costituita da 10 punti in cui tutti noi dovremmo trovare uno stimolo alla riflessione. La Tradizione narra che Ermete stesso incise le parole con la punta di un diamante sulla lastra di smeraldo (verde).
Così come la leggiamo oggi, si può dire che risale all'incirca al IX secolo, di matrice islamica redatta su fonti precedenti, e fu fatta circolare da personaggi dei quali si fanno i nomi più svariati, a cominciare da Alessandro Magno, che ne sarebbe entrato in possesso tramite un suo soldato che l'avrebbe rinvenuta in una delle piramidi di Giza.
Ma cos'è l'ermetismo? Si differenzia dall'esoterismo? E dalla religione? Perché l'uomo porta con sé una "Conoscenza", una "gnosi", da dove essa deriva? Chi gliel'ha data e perché tutte le Tradizioni l'hanno in comune?
Vediamo di riflettere su queste cose, senza pretesa di riuscire a rispondere!
Alla base di tutto c'è il rapporto del "sacro" con l'anima umana. Tutte le religioni si occupano di fondere questo connubio dal momento che -conoscendo il sacro- l'essere umano può trasformare sé stesso in un essere spirituale e che oltre la materia esiste qualcosa di impalpabile e di indicibile, di immortale. Ma possiamo affermare che l'unità trascendentale delle religioni è l'unità dell'esoterismo, il cui significato etimologico è "nascosto, segreto", così come l'anima è invisibile e interiore.
L'esoterismo è una dottrina, una Scienza che spiega i misteri dell'universo e i suoi fini e che articola due livelli di sapere, quello trasmesso oralmente (base della Tradizione, la Parola, il Verbo) e in maniera scritta (il Testo Sacro, che conserva i misteri occultandoli sotto un linguaggio ambiguo (decifrabile con un'apposita chiave di lettura), che va debitamente interpretato. L'esoterismo ha una vocazione universale e, in quanto "gnosi", ha un linguaggio universale: sintetizza i simboli e i miti presenti in ogni Tempo, riunifica le religioni stesse in una comune Origine, che è la Rivelazione primordiale.
Dio, o gli dèi, l'hanno posseduta da sempre e i Profeti, i Maestri l'hanno portata avanti quale retaggio ancestrale. La comprensione non del tutto semplice di questo concetto porta l'uomo ad una profondissima riflessione interiore, in cui cercare la propria conoscenza e la propria natura "divina", quel "germe" che aspetta di crescere e fiorire dentro ognuno di noi.
Socrate, il grande filosofo greco vissuto tra il 470/469 e il 399 a.C, ha rivelato la chiave della scienza delle corrispondenze: "Conosci te stesso e conoscerai l'universo degli dei".
L'esoterismo comincia con l'origine delle razze, umane, con l'origine delle lingue, ha una storia ed una archeologia. Ha un suo linguaggio che, di volta in volta, è stato codificato e cifrato nelle varie Culture e Civiltà (geroglifici Egizi, lingua sanscrita, Cabala ebraica, araba, Testo Biblico. ognuna conosce le chiavi di una linguistica del sacro, che traduce i messaggi ispirati). Così gli dèi della mitologia "prendono forma" ovvero non sono più-a questa luce- "delle semplici immagini ma proiezione di esperienze significative delle forze concepite direttamente nell'uomo, nella natura o nell'aldilà" (5).
L'unità dell'esoterismo risiede nella struttura sacra della natura umana, nel fatto di partire dalla concezione fondamentale che l'uomo è una creatura divina, da un UNO proveniente e a Lui somigliante in tutto e per tutto.Chiamare 'Dio', UNO o 'Tutto', o 'Principio' questa 'struttura originaria' è ininfluente ai fini della comprensione che esiste una Coscienza Superiore, alla quale ognuno può arrivare attraverso l'iniziazione, la meditazione, l'ascesi...Ognuno deve volgersi a riscoprire ciò che in ogni Tempo i Maestri, i Santi, i profeti ci conducono:la nostra 'riunficazione'con il Tutto, la fusione del microcosmo con il macrocosmo.
La Rivelazione originale si perde nella notte dei tempi ed è segnalata solo dal riferimento alle nomenclature mitologiche L'ermetismo o "scienza di Ermete" (Trismegistos) è miticamente riferito alla rivelazione del dio egizio Thot (ellenizzato in Ermete-Thot), divenuto un archetipo culturale del nome patronimico del Dio di tutte le iniziazioni. Cosa significa questo? Che è un "polo", come una calamita del nostro inconscio, che genera in noi (o dovrebbe generare) un ricordo, attirare una memoria simbolica vivente, un linguaggio, uno stile di pensiero. Per questo quando abbiamo parlato di alchimia abbiamo parlato di "immaginazione", proprio perché si tratta di mentalità simbolica. Alchimia ed ermetismo sono coincidenti e in definitiva possiamo assimilare l'ermetismo con ogni forma di tradizione esoterica.
Una curiosa analisi del termine "Ermete", ci dicono i Saggi, si riferisce al linguaggio propriamente detto: "hermeneus" equivale ad interprete, messaggero (ed Hermes era Mercurio per i Greci, il messaggero degli dèi), borsaiolo, commerciante e "che froda con le parole", cioè colui che "trama con la parola", che la padroneggia e simula agli altri, che non la comprendono per quella che è realmente (il profano non capisce il linguaggio degli inziati) e non vanno oltre. Ermetismo, pertanto, inteso come funzione esoterica del linguaggio. L'ermetismo restituisce alla cultura il senso delle sue mitologie, delle metafore, delle allegorie religiose, ci apre l'accesso al mondo degli dèi e dei simboli.
Ermete incarna il "vecchio saggio", l'Archetipo cui si riferiva K.G.Jung.
Nel XVII e XVIII secolo, l'iconografia ermetica si arricchisce con immagini simboliche di provenienza sia neopagana rinascimentale sia da una sintesi proposta dai libri di emblemi e di imprese.Ma cosa indicano esattamente questi ultimi termini?
Nel 1531 esce un lavoro, ad opera di Andrea Alciato (6),dal titolo "Emblemata" (Emblematum Liber), in cui compaiono per la prima volta questi "accostamenti": da un lato c'è una figura, un'immagine (chiamata "corpo") che ha valenza allegorica, dall'altro delle parole che esprimono un motto, (chiamate "anima"). Possono essere accompagnate da brevi frasi in versi o prosa che tentano di dare una spiegazione di tale accostamento. In genere sono costituiti da fini incisioni che le ornano (in genere sono conosciuti più per queste ultime che per altro). L'intelligenza deve portare a superare l'apparente dicotomia per rintracciarvi l'intenzione simbolica unificatrice.
Il prototipo degli "emblemata" può farsi risalire agli "Hyerogliphica" di Horapollo, un trattato breve che risale ai primi secoli dopo Cristo, in cui vengono spiegati i geroglifici usati dagli Antichi Egizi in base al loro senso morale e simbolico, tramite una lettura ideografica e che giunse in Europa per mezzo di una copia acquistata nel 1419 nell'isola greca di Andro e da lì portata a Firenze, dove iniziò a destare notevole interesse nell'ambiente neoplatonico di Marsilio Ficino. Gli umanisti vi scorsero,infatti,la testimonianza di un linguaggio arcano in cui c'era un tramite tra l'immagine e la parola, che non potevano essere disgiunte.
Si recuperò la sacra Sapienza Egizia dopo che era caduta nell'oblìo per quasi dieci secoli (l'ultimo tempio 'pagano' in Egitto, a Philae, in cui perdurava il culto della dea Iside, fu chiuso nel 560 per ordine dell'Imperatore Giustiniano,che ne fece portare le statue del culto a Costantinopoli e incarcerare i sacerdoti presenti). La scrittura geroglifica ammette una frattura tra il senso primario di un testo religioso (fonetismo) e il suo significato profondo (il glifo inteso come simbolo vivente). La parola diventa quindi "Sacra" (o il sacro si articola alla parola) e diventa simbolismo esoterico, ovvero comprensibile a colui che lo padroneggia, tanto che per tutti gli altri è impenetrabile senza l'apposita "chiave" di lettura. J. Francois Champollion (7), nel suo "Precis de systeme hieroglyphique": distinse infatti tre tipi diversi di scrittura del nome del Sovrano: fonetico, figurativo e simbolico. Gli Egizi adottavano una scrittura per i testi sacri e un'altra per i libri contabili, opportunamente celata dall'utilizzo di simboli che indicavano il significato "divino" (rivelazione, materia prima) della prima o il carattere materiale della seconda scrittura.
Naturalmente possiamo ritenere che tutti gli antichi testi contengano una duplice chiave di lettura e di interpretazione (nell'inno 10.71 dei "Rig Veda" (8) sono riassunte le idee dei Rishi sul linguaggio: "La parola sacra è un'invenzione degli antichi saggi... solo l'eletto è chiamato a "vedere". L'iniziazione passa da un apprendimento attraverso la lettura)".
Nel 1499 venne pubblicato a Venezia il più celebre libro illustrato rinascimentale, opera di Francesco Colonna (9), dal titolo "Hypnerotomachia Poliphili", che nel 1600 venne ristampata a Parigi in una versione diversa firmata da Bèroalde de Verville (10), che intese rivelarne i contenuti alchemici (e che pare rifarsi ad un precedente lavoro di Jacques Kerver del 1546). Verso il 1540 Nostradamus (11) scrisse "Interpretation des hièroglyphes de Horapollo".
La strada era ormai tracciata (dal '500 all' '800 prolifereranno gli emblemi su base mitologico-pagana) e molti alchimisti si riferiranno nei loro scritti appunto a questi, nei quali il segno sacro diventa rappresentazione della presenza delle forze cosmiche, in cui sono insite le geometrie nascoste della Natura, con i suoi Numeri, Pesi e Misure.
Nel 1588 viene pubblicata a Roma un'opera, di Principio Fabrizi, intitolata "Delle allusioni et emblemi sopra la vita, opere et attioni di Gregorio XIII", in occasione della celebrazione del Papa. Le incisioni sono chiaramente di ispirazione pagano-alchemica.
Nel 1612 viene stampato il primo grande trattato alchemico sui miti greci ed Egizi, "Arcana Arcanissima", dovuta ad un paracelsiano e rosacroce, medico e segretario privato dell'Imperatore-alchmista Rodolfo II a Praga: Michael Maier (12) (1568-1622). In quest'opera l'autore colloca la mitologia pagana quale allegoria ermetica dell'Antica Scienza Alchemica, opera che diverrà un caposaldo per tutti gli alchimisti dei tempi seguenti. Nel corso del 1600 vedono la luce altre opere fondamentali per l'iconografia ermetica: l'Atalanta Fugiens, sempre del Maier, costituita da cinquanta incisioni eseguite dal maestro tedesco Matthaus Merian il Vecchio,e il Viridarium Chymicum, di Daniel Stolcius (13), costituito da centosette incisioni.
In essi, il concetto di "emblema" comunemente inteso, viene "trasferito" sul piano alchemico e alle varie fasi dell'opus alchemico e sul modo in cui procedere.
Contemporaneamente anche molti scritti filosofici vengono recuperati o interpretati, segno che gli alchimisti vogliono discutere della loro scienza.
Nel 1593 compare una Iconologia, di Cesare Ripa (14), che vedrà la prima pubblicazione illustrata nel 1603, in cui vi sono schedate ed elencate varie figure cui potranno riferirsi stereotipatamente gli alchimisti seguenti, e nel 1686 appare un "opera costituita da incisioni in-folio, "Escalier des Sages ou la Philosophie des Anciens", composta da Barent Coenders van Helpen (15).
Nel 1758 A. Joseph Pernety, compilerà "Les fables egyptiennes et grecques dèvoilèes", l'ultimo e più completo trattato sull'argomento, che gli era stato ispirato dall'opera di Mair, "Arcana Arcanissima".
La cosa di fondamentale importanza è che l'iconografia alchemica che compare nel primo '600, rappresenta la saldatura, di natura iconologica, di due basilari aspetti della cultura europea del 1400 e del 1500: la rivisitazione dei miti pagani e la ricerca filologica di stampo umanistico sulle immagini geroglifiche. Molti artisti rinascimentali, che respirarono questo clima, quantomeno furono attratti dall'Arte Regia, quando non si accostarono direttamente ad essa (i colori usati per molti dipinti furono preparati con procedimenti alchemici) ed intesero trasporne i contenuti occultandoli (a volte neanche troppo) nelle loro opere. Di questa visione e volontà di trasmettere un messaggio preciso non si è ancora tenuto debito conto, in quanto ancora poco indagato il significato alchemico contenuto in molti dipinti e sculture, che purtroppo vengono ancora viste dai più attraverso un canale puramente estetico.
Il momento della riflessione sul simbolo deve essere quello della conversione dello sguardo su sé e sul mondo. Assistiamo attualmente ad un'epoca in cui c'è molto bisogno di riconciliarsi con il Sé, inteso come Universo e le sue manifestazioni. Quindi, dobbiamo riuscire a trovare nei simboli la funzione unificatrice. Gli Antichi lo sapevano ed erano in grado di farlo "vivere" per armonizzare il "grande" con il "piccolo", il Cielo con la Terra, lo Spirito con la Materia.
Mi sia consentito citare un passo di Micheal Mirabail (16):" Il tempo unificatore del simbolo non ha mai disertato la temporalità dell'esperienza umana, soggetta ai cicli evolutivi e non ripetitivi delle mitologie, nel momento stesso in cui crede, dopo il XIX secolo, di poter spezzare il modello ellittico dell'evoluzione a favore della storia lineare, sintomo della frattura tra significante e significato, tra senso e linguaggio, delle nostre culture schizofreniche".
Premessa
La Tavola di Smeraldo è un testo esoterico, comparso nel medioevo, attribuito dalla tradizione ad Ermete Trismegisto (il Tre volte Grandissimo) il grande sacerdote che portò la scienza iniziatica nell'antico Egitto.
Pagine straordinarie sulla vita di Ermete Trismegisto sono state scritte da E.Shurè nella famosa opera " I Grandi Iniziati".
Secondo il pensiero tradizionale (Marsilio Ficino ad esempio) Trismegisto era detto tale, cioè tre volte grande perché era grandissimo filosofo, grandissimo sacerdote e grandissimo re;e lo era effettivamente in una epoca in cui i ruoli potevano coincidere. Egli era "Hermes Triplex", re, filosofo e profeta.
Marsilio Ficino scrisse di Ermete "Egli è detto il primo degli autori di teologia; gli successe Orfeo, secondo fra i teologi dell' antichità: Aglaofemo ch'era stato iniziato all'insegnamento sacro di Orfeo, ebbe come successore in teologia Pitagora, di cui fu discepolo Filolao, il maestro del nostro divino Platone. Vi è quindi una prisca theologia ... che ha la sua origine in Mercurio e culmina nel divino Platone ".
Nelle opere di O.M.Aïvanhov si legge anche che l'appellativo si ricollegava alla raggiunta autorità spirituale di Ermete nei tre piani (di qui "tre volte grande").
Diodoro nella sua Biblioteca Storica (libro I, 15-16) scrive: "Tra tutti Osiride teneva nel più alto grado di considerazione Ermes, perché fornito di naturale sagacia nell'introdurre innovazioni capaci di migliorare la vita associata. Secondo la tradizione, infatti sono opera di Ermes l'articolazione del linguaggio comune, la denominazione di molti oggetti fino ad allora privi di nome, la scoperta dell'alfabeto e l'organizzazione dei rituali pertinenti agli onori e ai sacrifici divini. Egli fu il primo ad osservare l'ordinata disposizione degli astri e l'armonia dei suoni musicali secondo la loro natura; fu l'inventore della palestra e rivolse le sue cure allo sviluppo ritmico del corpo umano. Inventò anche la lira con tre corde fatte di nervi, imitando le stagioni dell'anno: adottò infatti tre toni, acuto, grave, medio, in sintonia rispettivamente con estate, inverno, primavera. Anche i Greci furono da lui educati nell'arte dell'esposizione e dell'interpretazione, vale a dire l'arte dell'ermeneutica, e per questa ragione gli hanno dato appunto il nome di Ermes. In generale Osiride ebbe in lui il suo scriba e sacerdote: a lui comunicava ogni questione e ricorreva al suo consiglio nella stragrande maggioranza dei casi. Invece di Atena, come credono i Greci, sarebbe stato Ermes a scoprire la pianta dell'ulivo."
Ad Ermete vengono anche attribuiti altri testi eterogenei denominati 'scritti ermetici' estremamente apprezzati nel Rinascimento non appena vennero tradotti da Marsilio Ficino al quale erano stati consegnati dal monaco Leonardo di Macedonia (alla corte di Cosimo de' Medici). Tra queste opere si segnala il famoso Pimandro che è il primo libro del Corpus Ermeticum. L'influenza degli scritti ermetici sul pensiero filosofico e la ricerca alchemica è stata grande (Giordano Bruno, Lattanzio....)
Gli scritti ermetici erano stati compilati in età ellenistica dagli Alessandrini, probabilmente attingendo dal corpo degli antichi sacri testi egizi. Si sostiene altresì che lo stesso Mosè attinse una parte del suo sapere dagli scritti di Ermete Trismegisto.
Tavola di smeraldo
La Tavola di Smeraldo è stata tradotta dall'arabo in latino nel 1250. I Precetti furono trovati, prima dell'era cristiana, in una tomba egizia, iscritti su una tavola di smeraldo.
Scrisse Eliphas Levi che essa contiene " l'unità dell'essere e l'unità delle armonie, sia ascendenti che discendenti, scala progressiva e proporzionale del Verbo; la legge immutabile dell'equilibrio e il progresso proporzionale delle analogie universali..."
Testo
Questo è vero senza menzogna, certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica per adattamento.
Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l'ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice.
Il padre di ogni telesma, di tutto il mondo è qui. La sua forza è intera se essa è convertita in terra
Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande industria
Egli sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori
Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l'oscurità fuggirà da te
È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida
Così è stato creato il mondo
Da ciò saranno e deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui
È perciò che sono stato chiamato Ermete Trimegisto, possedendo le tre parti della Filosofia del mondo intero
Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è compiuto e terminato.
Ermete Trismegito
Versione latina
Smaragdina Hermetis Tabula
Verum Sine mendacio, certum et verissimum
Quod est inferius est sicut quod est superius, et quod est superius est sicut quod est inferius ad perpetranda miracola Rei Unius. Et sicut omnes res fuerunt Uno, meditatione Unius: sic omnes res natae fuerunt ab hac Una re adaptatione. Pater eius est Sol, mater eius Luna. Portavit illud ventus in ventre suo. Nutrix eius terra est. Pater omnis telesmi totius mundi est hic. Vis eius integra est, si versa fuerit in terram. Separabis terram ab igne, subtile a spisso, suaviter cum magno ingenio. Ascendit a terra in coelum, iterumque descendit in terram, et recipit vim superiorum et inferiorum. Sic habes gloriam totius mundi. Ideo fugiet a te omnis obscuritas. Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis, quia vincet omnem rem subtilem; omnemque solidam penetrabit: SIC MUNDUS CREATUS EST. Hinc erunt adaptationes mirabiles, quarum modus hic est. Itaque vocatus sum Hermes Trismegistus, habens tres partes philosophiae totius mundi. Completum est quod dixi de operatione solis.
(Consulta i link per approfondire)