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Home > ESOTERISMO : Cultura Generale > ( 3 ) La Tomba di Maria Maddalena

( 3 ) La Tomba di Maria Maddalena

                             Chi era Bérenger Saunière
 
" Bérenger e Maddalena "
 
E' la scritta minacciosa che accoglie il visitatore della chiesa di Santa Maria Maddalena in Rennes Le Chateau. Ed' è anche una delle chiavi per decifrare il segreto che si cela nel piccolo paesino dei Pirenei. Un mistero che coinvolge un parroco, la sua perpetua, due pergamene e un supposto favoloso tesoro. La nostra storia inizia nel 1885, allorché un prete povero in canna diventa curato di una piccola parrocchia, quella di Rennes Le Chateau, che conta poche anime. Lo accompagna Marie Denarnaud. Il nome del prete è Berenger Sauniere. La chiesa è piccola e malconcia, e i fedeli sono veramente pochi, per lo più contadini. Sauniere decide di raccogliere quanto necessario per affrontare i lavori più urgenti. Dopo aver raggranellato qualche franco, iniziano i lavori di restauro, partendo dall'altare, il più malconcio, costituito da un pesante lastrone delimitato dal muro della chiesa da un lato, e dal'altro da una colonna di origine Visigota. I lavori si interrompono immediatamente: gli operai rinvengono all' interno della colonna, che si rivela cava,qualcosa. Questo qualcosa consiste in tre cilindri sigillati, con all'interno passi del Vangelo, nei quali però al testo originale sono stati aggiunti misteriosi puntini, mentre vocaboli sconosciuti si mescolano al testo originale. Sauniere porta le pergamene dal suo vescovo, il quale però non riuscendo a cavarne nulla, lo invia a Parigi da un suo nipote, specialista nella traduzione di testi religiosi. Sauniere decide improvvisamente,dopo aver fatto visita al nipote del vescovo, di visitare il Louvre. Subito dopo acquista tre riproduzioni di dipinti: I pastori d'Arcadia di Nicolas Poussin, il ritratto di Sant'Antonio da Teniers e il ritratto di Celestino V. i tre dipinti hanno in comune gli sfondi, che ritraggono particolari di paesaggi dei dintorni di Rennes. Rientrato a Rennes, il parroco fa riprendere i lavori, facendo sollevare un altro lastrone, che nella parte interna rivela due scene: in una un cavaliere che suona il corno mentre il suo cavallo si disseta, nell'altra un cavaliere con un bastone da pellegrino che trasporta un bimbo in spalle. Gli scavi proseguono, fino al punto in cui durante i lavori un operaio urta qualcosa di veramente solido. Sauniere decide di allontanare tutti.
Cosa ha scoperto il prelato? Gli abitanti dicono due scheletri e un paiolo di medagliette.
Il comportamento di Sauniere diventa misterioso. Lo si vede compiere escursioni in campagna sempre più frequenti, durante le quali raccoglie pietre e ciotoli. Sempre e soltanto da solo. Lo si vede andare sempre più spesso al cimitero, dove prende ad occuparsi della tomba di una nobildonna morta nel 1781, Maria De Nigri D'Albes d'Hautpoul. A questo punto però fa una cosa stranissima: scalpella dalla pietra tombale alcune lettere,senza cancellarle del tutto. La storia si complica: Berenger Sauniere prende improvvisamente a viaggiare, apre conti correnti a Parigi, Budapest, mentre a Maria Denarnaud arrivano frequentemente vaglia da diversi posti, tutti anonimi.
Nel 1896 Sauniere si dedica a lavori esterni alla chiesa, fa costruire una vera e propria strada, un piccolo acquedotto. Contemporaneamente fa costruire un'acquasantiera ed una statua del demone Asmodeo.Sull'acquasantiera trovano posto quattro angeli che reggono la frase costantiniana In hoc signo vince. Ma la parte più misteriosa è la frase in latino sotto la raffigurazione di Maria Maddalena eseguita dallo stesso Sauniere (vedi foto): questa contiene parole in latino accentate,una sorta di piccola mappa iniziatica. Il parroco acquista anche un terreno, sul quale fa edificare una piccola torre, la tour Magdala. Fa anche edificare una villa e la arreda con mobili rari e costosi. Vive come un sibarita, frequentando personaggi famosi (il soprano Emma Calvè,per esempio, nota esponente del mondo esoterico parigino). Alla morte di Sauniere, nel 1917, si calcolò che le varie spese del prelato assommavano ad un milione di franchi, circa tre milioni di euro odierni. Una cifra spropositata nelle mani di un oscuro parroco di campagna. Facciamo un passo indietro e analizziamo i dettagli di quello che sembra un romanzo d'appendice. Il quadro di Poussin- I pastori d'arcadia raffigura (vedi foto) due pastori che indicano un sarcofago con scritto ET IN ARCADIA EGO ( io sono nell'arcadia ). Il paesaggio attorno è certamente reale, così come c'è traccia storica del sarcofago. Alcuni cultori della tesi del complotto ( di cui parlerò in seguito ) sostengono che una delle chiavi di lettura è da cercarsi nell'anagramma della frase, che si intenderebbe scritta così : I TEGO ARCANA DEI (io custodisco i segreti degli dei ).
Il demone Asmodeo- All'interno della chiesa Berenger fa piazzare una statua del demone Asmodeo. Il che è decisamente inusuale, anche se non è una rarità assoluta. Perché? E cosa lega questa figura alla chiesa e soprattutto alla scritta Terribili est locus histe ? 2)La marchesa D'Hautpoul- nel 1781 Antoine Bigou raccoglie la confessione in punto di morte della marchesa. In precedenza da quest' ultima aveva ricevuto la preghiera di custodire dei documenti " segreti e importanti " e di trasmetterli a qualcuno veramente degno. E' probabile quindi che sia stato lui a inserire le pergamene nel pilastro.3)L' enigma delle stazioni della via Crucis- Il primo enigma è nel numero delle stazioni: 14 invece delle tradizionali 13. Nella seconda stazione un ragazzo raccoglie un pezzo di lancia davanti ad un casco d'oro. Nella settima stazione alle spalle di Gesù c'è una porta aperta, attraverso la quale sembra di scorgere la tour Magdala. Nella ottava stazione, la più enigmatica, un guerriero franco s'impadronisce della tunica di Gesù. La Vergine e il bambino hanno le vesti blù e rosse. Nella nona stazione il guerriero brandisce la tunica di Gesù ( rossa ). Nell'ultima stazione Gesù ha una ferita sul lato sinistro, mentre la deposizione avviene di notte ( i vangeli dicono di giorno ). Il tutto fa pensare ad un vero e proprio codice cifrato. Codice cifrato che riporterebbe all' ipotesi originale, ovvero che il tutto sia stato creato volutamente da Sauniere per costruire una sorta di mappa del tesoro. Ma di che natura può essere il tesoro del parroco ? le risposte sono veramente tante. Potrebbe trattarsi di un tesoro appartenuto ai Catari, la setta eretica che fù sterminata nel medioevo. O anche il tesoro di re Alarico, che passò da queste parti. Oppure il tesoro della corona di Francia. C'è poi l'ipotesi templare. Uno dei maestri dell'ordine, Bernard De Blanchefort,chiamò dalla Germania un grosso numero di muratori, che poi risulteranno essere in effetti orafi e gioiellieri. Questo potrebbe aver alimentato le storie di tesori nascosti nella regione. Non bisogna dimenticare poi l'episodio del 1645, quando un pastore, esplorando casualmente una caverna, rinvenne oro e due scheletri. Si riempì le tasche di oro e corse a Rennes a dare la notizia.Mal gliene incolse: fù ucciso dagli abitanti che lo credettero un ladro. Ma come Sauniere avrebbe decifrato le pergamene e soprattutto come possiamo noi seguirne le tracce?
 
 
PASTORELLA NESSUNA TENTAZIONE CHE POUSSIN TENIERS HANNO LA CHIAVE PACE 681 SULLA CROCE E QUESTO CAVALLO DI DIO IO COMPLETO QUESTO DEMONE DEL GUARDIANO MEZZOGIORNO MELE BLU ".
 
Questo è uno dei testi chiave per decifrare una delle pergamene.Come abbiamo visto Poussin e Teniers sono gli autori dei due quadri che Saunier ha studiato,comprandone le riproduzioni. Eppure il testo è oscurissimo. Il demone potrebbe essere Asmodeo. Il cavallo potrebbe essere quello raffigurato sul lastrone dell'altare.In inverno alle 12,00 attraverso le vetrate è proiettato un melo con 3 mele blù. Se facciamo l'analisi crittografica dei manoscritti e quella della pietra tombale della marchesa non si possono non notare gli errori compiuti volutamente. Se ne ricavano strane indicazioni, che riproducono il simbolo della stella a cinque punte. Posizionandosi sulla tour Magdala a nordovest si intravede il castello in rovina di Blanchefort, a sud est quelle di un castello roccaforte templare; tracciando una linea dritta ( vedi figura 1) ideale su una carta geografica tra Rennes e il primo castello e tra questo e quello dei templari, si ottiene un angolo di 36°, corrispondente all'angolo intero di ciascuna delle punte della stella.
Identificato un vertice, è possibile ricostruire la stella, ottenendo un disegno che ha al centro la collina di Coume-Sourde. Sulla sommità di questa collina si rinvenne nel 1928 una tavoletta di pietra ( vedi figura 2 )che riportava l'iscrizione latina IN MEDIO M SECAT LINEA PARVA PS PRAECUM, ovvero : in mezzo alla linea ove M traccia la linea breve. Ma la M cosa significa? Maria Maddalena? Marie D'Albis?
Se si congiungono le linee dei vertici, sulla cui sommità c' è Rennes, sulla strada di Granes si incontrano delle grotte, una delle quali è molto simile a quella raffigurata da Berenger sul bassorilievo della Maddalena. Questa è una delle possibili soluzioni dell' enigma.
Sulla vicenda cala il silenzio. Corbu, che ha rilevato la proprietà che fù di Sauniere, vi costruisce un ristorante, la Torre, e non manca di fornire ai visitatori del posto una cassetta preregistrata con la sua versione del mistero di Rennes.
Venendo ai giorni nostri, alla vicenda si aggiungono due cose.
La prima è un fatto di cronaca. La notte tra il 14 e il 15 febbraio 1987 il cancello d'ingresso alla tomba di Noel Corbu viene rinvenuto scassinato. All'interno vengono ritrovate due candele, un cero e un giglio.I colpevoli dell' effrazione non verranno mai identificati. Per la cronaca ,Noel Corbu perì in un tragico incidente, così come il successivo proprietario dell'ex proprietà Sauniere. Sempre per la cronaca la tomba di Sauniere e quella di Corbu sono adiacenti. Questa, sinteticamente, è la storia del tesoro di Rennes Le Chateau. Fiumi d'inchiostro, migliaia di libri ma nessuna parola che possa definirsi lontanamente l' ultima. E' notizia dei giorni nostri dell' inizio dei lavori di scavo all' interno della chiesa per verificare cosa possa essere nascosto in una specie di cripta che i georadar hanno rinvenuto.L' equipe del professor Einsemann è al lavoro: da loro potrebbe venire la parola definitiva a quello che storicamente viene definito l'affaire Sauniere.
Ma in definitiva quanto della storia raccontata può essere considerata attendibile? A giudicare dall'inchiesta di Lincoln tutto,secondo il Cicap nulla.Di certo abbiamo solo il grande successo che ottenne negli anni 70 la serie televisiva trasmessa dalla BBC, che alimentò speculazioni e un interesse abnorme per l'affaire Rennes-Berenger Sauniere. Una profonda e accurata revisione critica è in corso, grazie al contributo di appassionati e competenti studiosi. Tra di essi segnalerei Massimo Polidoro, autore dell' interessante Gli enigmi della storia, in cui in maniera critica demolisce il mito di Rennes, riportandolo, a suo modo di vedere, ad un semplice fatterello in cui leggende metropolitane e una buona dose di fantasia si sono mescolate in maniera tale da creare una storia affascinante, ma anche inventata di sana pianta.
 
MISTERI DI RENNES LE CHATEAU
 
Francia, 1892, l’Abate di Rennes Le Chateau, Padre Francois Berenger Sauniere, sta raccogliendo i fondi necessari per ristrutturare la sua piccola chiesa. Per prima cosa si occupa dell’altare e fa rimuovere la spessa lastra di marmo che ne costituisce il piano; quando la lastra viene spostata, una delle due colonne che la sorreggevano si rivela cava ed al suo interno Sauniere trova alcune antiche pergamene; sono trascrizioni di alcuni brani del Vangelo. Nel testo, alcune lettere sono segnate da un punto e compaiono anche strani simboli. L’abate consegna le pergamene al suo superiore, il Vescovo di Carcassonne, Mons. Felix-Arsene Bilard; le scritture vengono esaminate attentamente, giungendo alla conclusione che si tratta di manoscritti risalenti almeno al XIII Secolo e che molti particolari fanno pensare siano redatti in una sorta di codice segreto.
L’abate chiede ed ottiene dal vescovo il permesso di recarsi a Parigi per fare esaminare le pergamene da uno specialista. Qui rimane tre settimane e trascorre gran parte del suo tempo al Louvre. Poco prima di tornare a Rennes, Padre Sauniere acquista le riproduzioni di tre quadri: un ritratto di S. Antonio, di Teniers, un ritratto di Papa Celestino V, di autore sconosciuto, ed un quadro dal titolo “Les bergers d’arcadie” di Nicolas Poussin. Quest’ultimo, realizzato intorno al 1640, raffigura un sarcofago con l’incisione “et in arcadia ego” e si rifà ad un precedente quadro del Guercino, realizzato nel 1620. Particolare inquietante si rivela essere che il sarcofago riprodotto sul quadro esiste realmente e si trova a poca distanza da Rennes Le Chateau. Intanto i lavori di restauro della chiesa procedono e si effettuano altre scoperte, tra cui una lapide che rappresenta due cavalieri, di cui uno tiene in mano un oggetto tondeggiante. I danni causati dal tempo non permettono però di comprendere esattamente di che cosa si tratti.
La lapide viene rimossa e l’abate ordina agli operai di scavare per qualche metro, il risultato di questo ulteriore scavo non verrà mai rivelato.
Da quel momento l’abate incomincia a compiere lunghe esplorazioni nei dintorni del paese, e poco tempo dopo sembra essere venuto in possesso di danaro in quantità illimitata; i lavori di restauro della chiesa vengono da lui interamente finanziati, acquista molti terreni circostanti, dove fa costruire una “passeggiata” a semicerchio e fa edificare una torre (Tour Magdala) dedicata a Maria Maddalena.
Sul portale del chiostro della chiesa fa incidere la scritta “Terribilis est locus iste”. Questa è la storia che viene riportata in diverse cronache dell’epoca ed in molti libri posteriori. Proviamo adesso ad ipotizzare cosa realmente accadde, sulla base dei dati storici disponibili, collegando le leggende alla tradizione popolare ed avvicinandoci a conclusioni che pur non volendo erigersi come verità assolute rimangono sempre in attesa che seri e disinteressati studi diano una risposta definitiva.
 
L’IPOTESI CATARA
 
 
La storia dei Catari è ormai molto conosciuta ed intimamente legata a quella dello Gnosticismo, un movimento religioso cristiano con profonde radici esoteriche, sorto contemporaneamente, o addirittura prima, del cristianesimo ufficiale. I sopravvissuti alla tremenda repressione degli gnostici confluirono con i Manicheisti, adepti di un movimento che perseguiva fini simili (Manes, il fondatore, sosteneva di aver ricevuto da Dio il compito di perfezionare le religioni che si praticavano allora sulla terra). Come la gnosi, allo stesso modo il Manicheismo fu accusato di eresia e sopravvisse a stento, confondendosi con altre discipline esoteriche medio-orientali come l’alchimia.
Dopo gli editti di Giustiniano e di Sant’Agostino, i Manichei sparirono dall’Occidente, ma nell’Ottavo Secolo una setta manichea cominciò a diffondersi nei Balcani ed in tutta l’Europa Centrale. A causa delle invasioni turche, gli adepti di questa setta (la setta dei Bogomils) si spostarono in Linguadoca, assumendo il nome di Catari (i puri) o, come meglio conosciuti in seguito, di Albigesi, dal loro centro principale, la città di Albi.
I Catari sopravvissero per più di due secoli, fino a che Papa Innocenzo III scatenò contro di loro una vera e propria crociata che trasformò la lotta contro gli Albigesi in un massacro sostenuto dalla corona francese, che intravedeva l’occasione di espandere il proprio dominio anche in Linguadoca. Dopo la caduta di Montsegur, nel 1244, la Linguadoca cadde in mano ai francesi e la storia dei Catari si concluse nel sangue.
In quell’occasione, come già era avvenuto in passato, si parlò a lungo di un favoloso “Tesoro” dei Catari; si trattava indubbiamente di un tesoro di ordine spirituale, ma nulla toglie che quello stesso tesoro poteva essere un oggetto, oppure un documento che proprio per la sua valenza spirituale avrebbe attribuito grande potere decisionale al suo possessore; i Catari, infatti, professavano il voto di povertà, a differenza dei Templari ai quali spesso sono stati accostati.
 
IL “ TESORO ” DEI CATARI
 
 
Secondo gli studi gnostici, fu Maria Maddalena la persona più vicina a Gesù, quella che avrebbe raccolto la sua eredità spirituale, e proprio il fatto che una donna fosse annoverata fra gli apostoli irritò la Chiesa ufficiale.
Secondo una antica tradizione, Maria Maddalena lasciò la Palestina ed approdò sulla costa della Camargue. Con lei c’erano Maria Jacobi, sorella di Maria, Madre di Cristo, e Maria Salomè, madre di Giovanni e di Giacomo. Nel punto in cui esse sbarcarono fu fondato un piccolo villaggio, l’attuale Les Saintes Maries de la mer. Non a caso, quindi, secoli dopo, i Bogomils si spostarono proprio in quella zona; probabilmente volevano raggiungere colei che ritenevano l’iniziatrice del loro movimento. La tomba di Maria Maddalena venne cercata a lungo ed infine rinvenuta in una grotta non lontana da Rennes-les-Chateau. Sempre secondo la tradizione, accanto alle sue ossa i Catari deposero un oggetto che consideravano il simbolo del perfezionamento interiore. La tomba venne poi nuovamente sigillata, e solo i vescovi della setta conoscevano la sua ubicazione. Quando si scatenò la crociata contro gli Albigesi, affinché il segreto non andasse perduto, vennero disseminati nella zona una serie di indizi: in una chiesa di Rennes-les-Chateau, in un cenotafio (quello dipinto in seguito da Poussin); tutti indizi che avrebbero condotto alla tomba.
Ipotizzando che Sauniere abbia ritrovato nella colonna dell’altare il primo degli indizi, e che seguendo i vari altri indizi egli abbia realmente ritrovato la tomba di Maria Maddalena e l’oggetto in essa nascosto, potremmo avere una piccola idea di come realmente siano andate le cose. Se a questa ipotesi aggiungiamo che l’oggetto ritrovato poteva essere una grande minaccia per la Chiesa, potremmo anche spiegarci le enormi ricchezze dell’Abate, le sue stravaganze e le sue coperture ed amicizie influenti, egli, infatti, pur sfidando varie volte ed apertamente il Vaticano, venne da quest’ultimo coperto e mai sanzionato.
Questa un’ipotesi tra le tante che vedono di volta in volta alternarsi il Tesoro dei Templari, la tomba di Gesù, il Priorato di Sion e molto altro ancora; nessuno conosce la risposta e forse questa risposta non deve essere mai conosciuta!
 
La chiesa romanica di Saint Maximin la Sainte Baume, tra le più interessanti della Provenza, vanta , dall'anno 1279, uno straordinario primato, a lungo conteso con la cattedrale dì Vezelay. Il 18 dicembre di quell'anno un insolito archeologo, con la sua squadra di scavatori, batteva tra le spine dei rovi e dei ginepri la macchia della Sainte Baume. Si trattava del nobilissimo principe Carlo Il (D'Angiò, conte di Provenza e futuro Re di Sicilia N.d.R.), nipote di San Luigi re di Francia, che in quei luoghi andava esercitando la sua colta passione. La pala toccò una pietra. Liberata dagli sterpi, si rivelò parte di un sepolcro che il dotto principe riconobbe subito come quello di Maria Maddalena. Alla presenza dei Vescovi di Arles e di Aix il sarcofago venne aperto ed un prelato fu incaricato di redigere il verbale ufficiale:
"Quando si scoperchia la tomba, un soave sentore di profumi si diffonde, come si fosse aperto un intero magazzino di essenze aromatiche La lingua, tra le ossa aride del capo, e malgrado l'assenza dell'osso mascellare inferiore, appare incorrotta, disseccata ma inerente al palato, e da essa esce un ramo di finocchio verdeggiante".
Papa Bonifacio VIII, immediatamente messo al corrente dello straordinario ritrovamento, riesumò dai sacri depositi di San Giovanni in Laterano una mandibola inferiore spaiata, che spedì d'urgenza in Francia. Il caso miracoloso volle che il reperto combaciasse perfettamente con il cranio ritrovato e così i resti della Santa tornarono integri e, riteniamo, di sicura attribuzione, dato l'illuminato intervento pontificio.
Nella cripta della chiesa dedicata alla Maddalena, ancora oggi, tra alcuni sarcofagi paleocristiani si erge l'altare dedicato alla venerabile testa rinchiusa in una reliquiario dorata.
 
UN PROTOTIPO STORICO
 
 
Al nostro studio interessa in modo particolare questa sorprendente storia, per tutto il portato devozionale che scatenò nel corso del Medioevo e per gli insoliti graffiti incisi sulle pietre della cripta, che stanno a testimoniare il passaggio dei numerosi pellegrini.
Maria Maddalena, nell'immaginario cristiano, è il prototipo della donna peccatrice divenuta penitente per amore di Cristo, del quale ha assimilato la predicazione. Non molti sono i passi dei Vangeli che ce ne parlano e pare che, nella figura della discepola, convergano le caratteristiche di varie donne. Nell'iconografia accettata dalla Chiesa essa reca nelle mani un vaso che allude all'ampolla contenente l'olio profumato con il quale aveva unto i piedi del Salvatore. Il mondo gnostico, sulla scorta di documenti alludenti a ben diverso rapporto, credeva in un loro amore anche fisico, umano. In età alto-medievale, nella Francia del sud, circolava un forte interesse per questa figura muliebre e per la sua venuta in Provenza. Ricercando una spiegazione storica, pare che proprio in quei luoghi si possa rintracciare una presenza ebraica non di poco conto e, considerando che tra il 132 ed il 135, in conseguenza di una grande rivolta contro i Romani, parecchi Ebrei erano stati espulsi da Gerusalemme, in quell'occasione potrebbe essersi verificato un loro sbarco in Provenza. Nulla esclude che questo fosse già avvenuto in occasione della prima rivolta contro i Romani del 66-74. Attraverso il veicolo etnico dunque, non pare improbabile che il personaggio, con il suo mito del matrimonio con Cristo, caro ai maestri gnostici di Nag Hammadi, avesse trovato la via per stabilirsi nel sud della Francia. 1 Merovingi presero il potere con Meroveo, nel 448, e pare dimostrata una certa 'simpatia' della stirpe regale nei confronti degli Ebrei. Addirittura, qualche matrimonio potrebbe aver favorito i buoni rapporti tra i due gruppi e lo scambio d'informazioni. Storie come quella della sacra coppa di Giuseppe d'Arimatea, o della Maddalena sposa di Cristo, potevano già essere divenute patrimonio di una conoscenza serpeggiante nella religiosità popolare. D'altro canto, freschi erano ancora i ricordi dei culti misterici del basso impero e i culti druidici erano ancora praticati, nonostante la severa condanna della Chiesa. Nulla di più probabile, dunque, che la leggenda della Maddalena si arricchisse, a causa della vena esoterica di quella prima religiosità, di particolari non accettati dalla Chiesa di Roma, ma che, ancorandosi sul ricordo vivo dì culti pagani precedenti, trovavano terreno fertile.
 
L’UOVO COSMOGONICO
 
 
Se esaminiamo, infatti, i rituali popolari che fanno corona al culto praticato alla Sainte Baume, emergono particolari assai sconcertanti per la loro scarsa ortodossia. Nella grotta dove la Penitente passò trent'anni della sua vita si trovano delle concrezioni globulari naturali che pare abbiano ispirato la tradizione di fabbricare rustici reliquiari a forma di uovo, detti iou in provenzale, recanti all'interno la sua immagine. Il termine iou significa propriamente uovo e l'uovo è il simbolo di fertilità per eccellenza, vuoi per la sua stessa natura, vuoi per la forma simile alla mammella.
Quest'usanza richiama alla mente una storia sui Druidi, narrata da Plinio, riguardo un uovo magico, l'anguinum, che gli era stato indicato come un porta-fortuna: aveva una forma tonda ed era grande quasi quanto una mela. Tale oggetto veniva tenuto in grande considerazione per le sue talismaniche virtù. Non è fuori luogo intravedere una contaminazione tra i due concetti. Un altro uso popolare legato al culto della Maddalena in Provenza, è quello antico dei "castelletti", ossia tre ciottoli piatti che le ragazze ponevano a forma di triangolo nella sacra grotta ed all'interno dei quali collocavano una pietra oblunga. L’elementare simbologia di tale iconografia non ha bisogno di particolari indagini: si tratta con evidenza della rappresentazione stilizzata di un atto sessuale, destinata a garantire un marito entro l'anno. E in tale accezione il rito veniva praticato. Ma, a questo punto ci si domanda: qual'è il nesso tra la figura di Maria Maddalena penitente, emblema della mortificazione della carne, benedetta da angeliche elevazioni in cielo, predicatrice ed evangelizzatrice quest'altro sconcertante aspetto di pronuba e protettrice dell'amore fecondo? Anche in questo caso sembrerebbero confermarsi le contraddizioni dottrinarie già rilevate e la poca ortodossia del culto.
 
UNIONE DIVINA?
 
 
Nel corso di una visita alla cripta della Sainte B, l'esame dei graffiti incisi da molteplici mani sulle pietre della parete che delimita la scala di accesso al luogo, può offrire una nuova illuminazione. Moltiplicati in una sorta di ossessione grafica si contano decine e decine di segni a forma di U rovesciata, dei piccoli archi formati da una doppia linea, quasi a ferro di cavallo, ma non dei veri ferri di cavallo perché mancanti del restringimento finale che caratterizza quell'oggetto. I segni denotano, dato il loro numero, una sorta di rituale ripetuto a lungo nel tempo e comunque molto antico a giudicare dall'usura dei solchi graffiti. Quei simboli paiono alludere con molta incisività all'utero femminile, alla cavità destinata ad accogliere il feto. Sono assai simili a certe decorazioni diffuse in altre culture e che, per il loro antropomorfismo, appaiono assai plausibili, quasi ovvi, simboli sessuali femminili. Schaffar, nella sua classificazione degli stilemi decorativi simboleggianti il corpo femminile sui gioielli berberi, ne descrive ben tre tipologie assai simili ai graffiti della Maddalena. Parrebbe perciò credibile che una mano non dotta, volendo raffigurare una richiesta di superiore benedizione per una desiderata maternità o per un vagheggiato matrimonio, sia ricorsa ad un segno che altre mani in altri contesti culturali avevano già spontaneamente prescelto per analoga rappresentazione. Il disegno può ricordare anche la sezione di una cupola araba a ferro di cavallo (qubba), quella che, secondo Chebel, deriverebbe la sua forma da antichi culti della fecondità. Dunque, il simbolo pare aver avuto, in luoghi diversi ed in tempi differenti, lo stesso significato di organo riproduttivo femminile. Qui, nella cripta, veniva fatto oggetto di rappresentazione solo l'organo sessuale e non tutto il corpo femminile, secondo il concetto iconografico degli ex voto in cui si rappresenta isolata la parte del corpo interessata al miracolo. Ma un particolare rende impressionanti quei graffiti. All'interno di molti di essi, con incisione più debole, è raffigurata una croce. Per l'immaginario cristiano popolare la croce è il segno di Cristo. Cosa vuol significare il segno di Cristo all'interno del glifo rappresentante un utero?
Qui, non dimentichiamolo, siamo in una delle chiese più visitate del Medioevo, addirittura c'è chi sostiene che la chiesa di Saint Maximin fosse, in quei tempi, tanto importante quanto il sepolcro di Santiago in Spagna o la tomba di San Pietro a Roma. Dunque, coloro che incidevano quei segni erano sicuri di compiere un atto di devozione e di accattivarsi così la benedizione divina. Che ciò piaccia o no, il loro senso parrebbe potersi spiegare solo con la convinzione che faceva della Maddalena la sposa di Cristo e, dunque, avendo donato il suo amore ed il suo corpo al divino Salvatore, poteva a giusta ragione presiedere ai matrimoni ed alla fecondità delle sue fedeli. Un po' come la pronuba Giunone sposa di Giove, o forse un'Iside sposa di Osiride.
 
BANTÁN
17/08/2008 14:47 commenti (0)